Le cartoline scritte tra i boschi dell’altopiano durante l’Hyle Book Festival vengono piantate in tutta Italia trasformando la scrittura in un gesto che unisce cultura, natura e comunità
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Hyle nella sua radice greca che deriva dalla doppia anima di ὕλη, bosco (Sila) ed essenza è uno di quei progetti culturali brillanti e preziosi, diretti con raffinatezza e passione. L’Hyle Book Festival, curato da Elena Dardano, è una creatura che ogni anno cresce in bellezza. Dai semi degli incontri letterari e della mostra Incipitojo ideata da Lorenzo Scacchia, sono nate le cartoline scritte a mano tra i boschi della Sila che ora saranno piantate in tutta Italia, trasformando la scrittura in un gesto reale, generativo, capace di diventare paesaggio.
Le cartoline realizzate con carta artigianale contenente semi di piante mellifere verranno interrate in orti, giardini, biblioteche, residenze artistiche e spazi sociali in tutta Italia. Un modo simbolico e concreto per far germogliare la cultura.
«Hyle pian piano sta crescendo, non nel senso di ricerca dei numeri, ma nel senso di maturazione. Sta mettendo radici. Le radici crescono lentamente, ed è quello che sta succedendo con il festival che pian piano si sta configurando sempre più come realtà seguita e apprezzata, forse perché riflette quello di cui abbiamo sempre più bisogno: rallentamento, introspezione, contatto con il vero, con l’intensità che regalano le storie e la letteratura», spiega Elena Dardano.
Durante la quinta edizione del festival, Incipitojo aveva trasformato i boschi della Sila in una mostra sospesa tra gli alberi: copertine di libri immaginari, installazioni, parole e immagini che invitavano i visitatori a scrivere pensieri, versi, riflessioni su cartoline speciali, create con carta contenente semi. Quelle parole oggi vengono restituite alla terra.
Una delle cartoline recita:
Assieme, sitibondi, pensavamo di andare nel luogo che stavamo cercando. Poi lo abbiamo trovato, ma abbiamo scoperto che quel luogo eravamo noi
La semina coinvolge una rete diffusa di realtà in tutta Italia, dalla Calabria al Veneto, passando per Campania, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Toscana e Trentino-Alto Adige. Orti urbani, biblioteche, associazioni culturali, residenze artistiche e spazi sociali diventano così luoghi di germinazione simbolica delle parole scritte durante il festival.
«Tutto questo non può prescindere dal territorio che ci ospita, la Sila. Hyle è un festival che intreccia ormai indissolubilmente ecologia e letteratura, proprio perché entrambe ci ricordano che possiamo essere anche senza il “fare”, semplicemente nell’ascolto: della natura, delle storie».
L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio che caratterizza il festival, impegnato da anni in pratiche concrete di sostenibilità ambientale: Hyle è certificato Eco Event Plastic Free e promuove attività di sensibilizzazione ambientale, piantumazioni e progetti legati alla biodiversità. Durante l’edizione 2025, ad esempio, sono stati piantati alberi nei boschi della Sila, rafforzando l’idea di un ecosistema culturale in cui parola e ambiente crescono insieme.
«Oggi con Incipitojo il territorio si allarga e le radici di Hyle si tendono a livello nazionale. Siamo fieri del progetto nato insieme a Lorenzo Scacchia. Oggi le parole e cartoline scritte dai visitatori del festival, ispirate dalla mostra e ai tre giorni della rassegna, vengono piantate in tutta Italia, ospitate da orti, giardini, ville, parchi. Un potente modo per letteralmente disseminare la cultura e insieme prendersi cura del nostro patrimonio naturale».
Il progetto rappresenta anche una risposta a una domanda che spesso accompagna gli eventi culturali: cosa resta dopo la fine del festival? In questo caso resta qualcosa che cresce, letteralmente. «Hyle è un festival che continua a vivere e germogliare dopo essere stato, in attesa di quello che verrà»


