Settecolori, la casa editrice nata a Vibo Valentia da Pino Grillo e oggi guidata dal figlio Manuel Grillo, con Stenio Solinas alla direzione editoriale, torna dal Salone internazionale del libro di Torino 2026 con il Premio Ernesto Ferrero - Fondazione Crt e la menzione speciale della Sala stampa. Un riconoscimento per un percorso cresciuto dal Sud.

Il riconoscimento al Salone

Il premio valorizza progetti capaci di colmare vuoti nel panorama letterario e aprire uno sguardo nuovo sul passato. Nella seconda edizione, Settecolori è stata premiata come «progetto capace di riscoprire autori e testi laterali del Novecento, con un’identità culturale ed estetica precisa e riconoscibile, lontana dal mainstream».

Per Manuel Grillo «questi riconoscimenti appartengono prima di tutto ai lettori, ai librai, ai traduttori, ai giornalisti e a tutte le persone che in questi anni hanno creduto in un’idea di editoria fondata sul catalogo, sulla qualità e sul coraggio culturale».

Nel ringraziamento, l’editore ha legato il premio alla memoria di Ernesto Ferrero: «Sono davvero felice di ricevere questo premio. Lo sono ancora di più perché porta il nome di Ernesto Ferrero, una figura che appartiene profondamente alla storia del Salone e alla civiltà editoriale italiana».

Il ritorno di Giuseppe Berto

Il riconoscimento arriva nell’anno in cui Settecolori ha annunciato l’ingresso nel proprio catalogo dell’intera opera di Giuseppe Berto. Il progetto riporterà sotto lo stesso marchio romanzi come Il male oscuro, La gloria, Il cielo è rosso e Anonimo veneziano, insieme a reportage, interviste e scritti civili.

«Per questo il premio di oggi mi emoziona particolarmente», ha detto Grillo, ricordando che proprio al Salone incontrò Ernesto Ferrero quando, insieme a Cesare De Michelis e Pietrangelo Buttafuoco, presentò Elogio della vanità, «un piccolo libro ritrovato di Giuseppe Berto», che Settecolori ebbe «l’onore di restituire ai lettori».

Dal Sud all’Europa dei libri

Nata in Calabria, Settecolori ha consolidato una linea indipendente, centrata sul catalogo e sulla ricerca. Nel suo percorso sono entrati Mario Vargas Llosa, David Remnick, Jean Giono e Arturo Pérez-Reverte, accanto a prime traduzioni italiane, riscoperte e voci contemporanee.

Annunciata anche una stagione di incontri nel Mezzogiorno e in Calabria, dall’autunno e nel 2027. Tra gli appuntamenti attesi c’è il ritorno in Italia di Pérez-Reverte, con la prima presentazione italiana del nuovo romanzo proprio in Calabria.

La promessa mantenuta

Nel ringraziare, Manuel Grillo ha scelto di chiudere con il ricordo di «quattro ragazzi». Il primo è il padre, che alla fine degli anni Settanta, insieme a Stenio Solinas, diede vita alla prima Settecolori: «Erano poco più che ragazzi, pieni di passioni, ideali e anche di una certa follia. E sognavano di pubblicare I due stendardi di Lucien Rebatet».

«Poi mio padre morì giovanissimo, a quarantanove anni. Il giorno del funerale, Stenio ed io ci promettemmo che quel libro sarebbe uscito, fosse stata anche l’ultima cosa fatta da Settecolori. Vent’anni dopo quella promessa è stata mantenuta».

Da qui il senso più intimo del premio: «Forse Settecolori esiste ancora proprio per questo: perché certe storie continuano a vivere grazie alla parola data e all’amicizia». Per Grillo, i libri «attraversano le generazioni, custodiscono le promesse e ci aiutano, qualche volta, a diventare persone migliori».