Figlia del patriota Domenico e sorella del pittore Andrea, crebbe in un ambiente colto. Documentata la sua attività a sostegno delle spedizioni, nonostante di lei ci fosse rimasto poco a a causa della mentalità del tempo
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La donna della quale voglio raccontarvi è vissuta a Cortale, in provincia di Catanzaro, come monaca di casa. Non era entrata in nessun convento o monastero, non si era votata a nessun ordine religioso, ma aveva fatto la sua scelta: vivere nel rispetto delle regole cristiane, prediligendo una vita casta, pura e dedita alla preghiera. Sto parlando di suor Vittoria Cefaly ( 1820-1880) che apparteneva a una famiglia in cui si mangiava pane, arte e ideali risorgimentali. Degna figlia del patriota Domenico, protagonista del ’48 calabrese, aderì anche lei agli ideali del Risorgimento italiano con spirito genuino e spontaneo. Se non fosse stata suora sarebbe senz’altro andata a combattere pure lei… Ne sono certa!
In famiglia non le erano mancati gli esempi: il nonno Antonio era stato perseguitato perché nel 1799 aveva innalzato un albero della libertà a Cortale. I suoi genitori erano molto colti: il padre, consigliere distrettuale; la madre, donna Caterina Pigonati, letterata, musicista e amante della pittura; il fratello Andrea diventerà un famoso pittore, anzi, sarà riconosciuto il maggiore esponente della pittura calabrese nella seconda metà dell'Ottocento.
Respirando l'aria di casa anche Suor Vittoria assimilò l'amore per la patria al punto da riuscire a conciliare i valori religiosi e morali, di cui era ricca, con quelli civili che le arrivavano dai familiari – il padre e i fratelli – attivi nella lotta per l’unità d’Italia, per i quali confezionò le camicie rosse che indossarono durante le azioni garibaldine al ponte della Turrina, Maida e Torretti, contro le truppe borboniche.
La figura di suor Vittoria emerge in molti studi storici sull’unità d’Italia in Calabria perché seppe conciliare il suo stato religioso con il fervore patriottico della famiglia Cefaly e testimoniare nei suoi versi sia l’amore verso la patria sia l’alto senso morale che la animarono fino alla morte.
Purtroppo – cosa che non ci stupisce più ma continua a rammaricarci – non possediamo nessuno degli scritti di Vittoria, nemmeno gli inni sacri (di cui uno venne messo in musica) perché secondo la mentalità del tempo - già ostile al canone letterario femminile - era inconcepibile che una suora potesse pubblicare poesie! Dunque, i versi manoscritti di suor Vittoria Cefaly, di certo e purtroppo, sono andati persi o forse conservati chissà dove!
Non ci sono rimaste sue immagini se non un dipinto: Andrea Cefaly – il patriota garibaldino amico di Morelli e dei Palizzi a Napoli – ritrarrà la sorella mentre legge, in un'intima atmosfera, rischiarata da un fascio di luce proveniente da una finestra con inferriate. Non si scorge chiaramente, ma l’espressione del viso è soave, trasognata, mistica e la postura è inequivocabile: seduta con un libro tra le mani.
Così possiamo e vogliamo immaginarla e ricordarla, Suor Vittoria Cefaly: non solo intenta nelle faccende domestiche e nella cura dei familiari, ma anche nei suoi amati studi, con la stessa devozione profusa nelle preghiere e nel raccoglimento interiore, magari – cosa niente affatto sconveniente, semmai ammirevole – in preda all’ispirazione dei suoi versi, a rimuginare su notizie e aggiornamenti dell’ultim’ora, su riunioni, avvistamenti, convogliamenti di truppe, organizzazioni tattiche, all’insegna dell’ideale di una patria libera, unita e indipendente.
Anima sensibile e cuore pulsante di casa Cefaly.

