Da Bruxelles segnali di disponibilità dopo l’attacco shock di Trump. Oggi la riunione dei ministri del Commercio dei 27. Il presidente: «Sono finiti i tempi in cui l'America veniva sfruttata»
Tutti gli articoli di Economia e lavoro
PHOTO
L’affondo di Donald Trump e la scelta di “amici” ed “alleati” di cedere o resistere alle imposizioni del presidente USA terrà banco per diversi giorni finché non si troverà un’intesa. Il termine ultimo per definire un accordo è il 31 luglio. Washington ha fatto la sua mossa, neanche tanto a sorpresa, ma spiazzando analisti e speranzosi in un trattamento di riguardo.
In Europa ci si aspettava una linea morbida con dazi aggiuntivi al 10%. Ora si dovrà contrattare per avere uno sconto su un’imposta fissa del 30%. Bruxelles è preoccupata e non ha nascosto il suo forte disappunto. La Commissione europea valuta tutte le alternative e pare avere soluzioni per tutti gli scenari che andranno ad aprirsi.
Oggi i ministri del Commercio si incontreranno per discutere della questione. C’è una posizione comune da definire, difendere e mantenere e ci sono i punti di vista dei singoli Paesi. La Francia e la Danimarca sono per la linea dura. L’Italia e la Spagna chiedono di non alimentare tensioni e spingono per trattative immediate e ad oltranza. La Germania è invece stranamente silenziosa, forse a causa del momento di crisi che investe la sua industria pesante.
Gli Usa hanno ritoccato i dazi sull’acciaio e l’alluminio, passati in pochi mesi dal 25% al 50%, e novità degli ultimi giorni, hanno spostato l’attenzione sul rame, considerato da Trump risorsa strategica per i suoi impieghi dual use, civili e militari. Per il rame Washington istituirà un dazio di esportazione al 50% per mantenere integre ed implementare le proprie riserve di questo metallo.
Puntando ad ottenere dazi al 30% Trump ha presentato agli europei un conto molto salato che mette a rischio fatturati e posti di lavoro e che avrà ripercussioni su Pil e inflazione. Svimez e CGIA di Mestre prevedono per l’Italia fino a 35 miliardi di export in meno. Il quadro non è per nulla confortante. È attesa la risposta delle Borse. Regna grande incertezza. Wall Street nelle ultime settimane ha viaggiato a livelli record trainata proprio dai rendimenti delle società statunitensi a maggiore capitalizzazione inserite nello Standard & Poor’s 500 che fin da aprile hanno incrementato i propri utili grazie anche alla guerra commerciale scatenata dal presidente americano.
Un risultato, e non da poco, l’amministrazione Trump l’ha già raggiunto, con soddisfazione del segretario al Tesoro, Scott Bessent, mente e fautore del piano di recupero: la riscossione delle tariffe doganali ha superato i 100 miliardi di dollari creando un surplus di bilancio di 27 miliardi e diventando la quarta maggiore fonte di entrate per il governo federale.
Scontro USA-Ue, i numeri
Il valore degli scambi di beni e servizi tra USA e Ue è pari a 1.680 miliardi di euro (fonte: Eurostat). L’Unione europea è il primo partner commerciale degli Stati Uniti cui è destinato il 20,6% delle sue esportazioni. Nel 2024 l'Ue e gli Usa hanno scambiato beni per 867 miliardi di euro, una cifra che negli ultimi 10 anni è quasi raddoppiata. Nel 2024 l'Ue ha portato negli Stati Uniti 531,6 miliardi di euro di merci e ne ha importate per un valore di 333,4 miliardi, con un surplus commerciale di 198,2 miliardi di euro. I 27 e Washington rappresentano insieme quasi il 30% degli scambi mondiali di beni e servizi e il 43% del PIL mondiale.
Cinque i settori di maggiore interesse: dall’Ue gli USA hanno importato soprattutto prodotti medicinali e prodotti farmaceutici (22,5%), veicoli stradali (9,6%), macchinari e attrezzature industriali generali (6,4%), macchinari elettrici, elettrodomestici e componenti elettrici (6,0%) e macchinari specializzati per settori industriali specifici (5,0%). Dagli Stati Uniti i 5 ambiti produttivi di maggiore interesse per l’Europa sono: petrolio, prodotti petroliferi e materiali correlati (16,1%), prodotti medicinali e farmaceutici (13,8%), macchinari e attrezzature per la produzione di energia (9,2%), gas, naturale e manifatturiero (5,8%) e altri mezzi di trasporto (5,5%).
Commercio Usa-Italia, i numeri
L’interscambio commerciale tra Italia e Stati Uniti vale 108 miliardi di euro. Nel 2024 l’Italia ha esportato negli Usa beni per un valore complessivo di 76 miliardi e 344 milioni di euro e ha importato merci per un valore di 32 miliardi e 357 milioni di euro con un surplus commerciale di 43 miliardi e 987 milioni. L’Italia ha esportato soprattutto macchinari, prodotti farmaceutici, veicoli, apparecchi elettrici ed elettronici, Bevande, alcolici e aceto, Strumenti ottici, fotografici, tecnici e medici, calzature, articoli di pelletteria, abbigliamento, prodotti agroalimentari.
Nel 2024, dati Istat, il nostro Paese è risultato il secondo, dopo la Germania, per esportazioni negli Stati Uniti nei settori di produzione tipici delle PMI, vino e produzione alimentare, moda, arredamento, prodotti in metallo, gioielleria e occhialeria, per abbigliamento e accessori di moda, calzature e pelletteria.
Commercio Usa-Regioni del Sud Italia, i numeri
Per il Mezzogiorno il mercato statunitense è particolarmente rilevante: complessivamente la quota Sud dell’export italiano destinato agli Usa si attesta al 12,4%.
In alcuni settori specifici, come automotive ed elettronica e informatica, il contributo del Mezzogiorno alle esportazioni italiane verso gli Stati Uniti raggiunge percentuali del 28,4%.
Nell’agrifood, il dato si attesta al 22,6% e per le esportazioni della farmaceutica il contributo del Sud è pari all’11,2%. Sugli energetici, oltre il 64% delle esportazioni italiane verso il mercato statunitense registra come provenienza una regione del Mezzogiorno.
Finora Trump ha inviato 25 lettere di ultimatum. L’offensiva americana di luglio sembra essere solo il primo passo nella direzione del «ripristino dell'equità nelle relazioni commerciali degli Stati Uniti per contrastare gli accordi non reciproci». La Casa Bianca ha fatto sapere che il presidente Usa attuerà un piano globale per riequilibrare i rapporti bilaterali e gli scambi di beni e servizi tra i Paesi.
«Sono finiti - ha detto Trump - i tempi in cui l'America veniva sfruttata: questo piano metterà al primo posto i lavoratori americani, migliorerà la nostra competitività in ogni settore industriale, ridurrà il nostro deficit commerciale e rafforzerà la nostra sicurezza economica e nazionale».