Spedizioni più care per le compravendite di prodotti fino a 150 euro di valore per i pacchi provenienti dai Paesi extra europei. La tassa è in vigore dall’1 gennaio ed ogni invio costerà 2 euro. L’Italia ha deciso di anticipare l’applicazione dei nuovi dazi previsti dalla riforma del Codice doganale dell’Unione europea che prevede, a sua volta, una tassa di 3 euro a partire dall’1 luglio 2026, sempre per l’acquisto di merci di valore non superiore ai 150 euro. Il provvedimento rende di fatto più costosi gli acquisti realizzati sulle piattaforme e-commerce extra Ue, un mercato che in Italia ha raggiunto i 5 miliardi di euro di valore nel 2024. Complessivamente nel nostro Paese 35 milioni di persone hanno speso 60 miliardi di euro in beni e servizi digitali.

Il contributo obbligatorio peserà sui venditori di Paesi terzi registrati nello sportello unico per le importazioni Ioss (Import one stop shop). La tariffa sarà applicata a tutte le spedizioni di beni, non solo le transazioni di e-commerce (B2C), ma anche le transazioni tra privati sia di carattere commerciale (B2B) che tra consumatori finali (C2C). Il nostro Paese non è il solo ad aver previsto contromisure per tentare di frenare l’import di merci provenienti soprattutto dall’Asia dove, Cina in testa, i produttori applicano prezzi ridottissimi rispetto a beni omologhi realizzati dalle aziende europee.

Il nostro Paese non è il solo ad aver imposto una tassa aggiuntiva sulle spedizioni. La Romania fa pagare 5 euro a pacco e la Francia si appresta ad applicare la stessa tariffa. Dall’1 marzo anche Olanda e Belgio chiederanno un contributo in ingresso che dovrebbe essere compreso tra i 3 e i 5 euro.

I governi europei non nascondono che i provvedimenti messi in atto servono a frenare l’invasione dei prodotti asiatici venduti da catene del calibro di Temu e Shein in grado di azzerare la concorrenza europea e che ormai ne detengono una sorta di monopolio. Le due grandi holding cinesi hanno però già cambiato strategia per aggirare le restrizioni e stanno lavorando a progetti miliardari per delocalizzare produzione e logistica negli stessi Paesi europei. Una volta attrezzati magazzini e catene di distribuzione, i due colossi commerciali potranno continuare a vendere e spedire indisturbatamente le merci dal territorio Ue senza che siano più assoggettate al pagamento di dazi doganali.