Più piccole, più costose. Le sorprese più grandi di questa Pasqua sono rappresentate dalle dimensioni e dal prezzo delle colombe e delle uova di cioccolato. Gli incarti sono più leggeri. L’aumento è compreso tra il 6% e il 10%. Parliamo di un giro d’affari da 600 milioni di euro all’anno.

Secondo l’indagine realizzata dall’Unione per la difesa dei consumatori con l’Istituto Piepoli pubblicata oggi, 9 italiani su 10 segnalano un «forte» aumento dei prezzi dei prodotti tipici di Pasqua. Basta fare un giro nei negozi e nei centri commerciali per verificare i ritocchi dei listini.

L’indagine di Udicon evidenzia anche un altro fenomeno che corrode non le finanze ma la quantità di merce messa in vendita: in molti casi il prezzo non cambia o non aumenta in maniera eccessiva ma cala il peso della confezione. Una strategia (definita “shrinkflation”) che punta ad accrescere i margini di profitto e che non piace ai consumatori che in 3 casi su 4 adottano differenti scelte di acquisto, cambiando punto vendita e marca.

Aumenti generalizzati e ingiustificati

Aumenti di prezzo e riduzione delle quantità delle confezioni dei prodoti pasquali sono segnalati anche dal Codacons. A seconda delle dimensioni, della marca e della linea prescelta (per adulti o per bambini), il costo di un uovo di cioccolato venduto nelle catene della grande distribuzione va dai 7 ai 22 euro. Per quelle artigianali il prezzo medio varia tra i 30 e i 40 euro, mentre per le uova gourmet si arriva a superare anche i 100 euro a pezzo. Gli aumenti sono compresi tra il 6% e il 10%. Le colombe classiche fanno registrare rincari intorno al 3%, con i prezzi medi di quelle industriali che variano tra 5,40 e 15,90 euro. Quelle farcite invece costano di più: tra 8,50 e 19,90 euro. Il Codacons avverte che l’aumento di prezzo delle uova di cioccolato si registra nonostante la drastica diminuzione del costo del cacao oggi venduto a 3.300 dollari la tonnellata contro gli 8mila di quotazione dello scorso anno, il 58% in meno. Aumenti generalizzati ed ingiustificati che generano sfiducia tra i consumatori oltre che pesare in maniera determinante sui bilanci familiari.