Acquista ora, paga dopo. Bastano un’app e pochi click e il gioco è fatto. In Italia cresce l’utilizzo del Bnpl, l’acronimo sta appunto per “Buy now pay later”, strumento finanziario sempre più usato da aziende ed acquirenti. Le prime consentono pagamenti a rate per l’acquisto dei prodotti messi in vendita online, i secondi sfruttano l’occasione per comprare senza sborsare subito l’intera cifra dovuta. In Italia l’uso del Bnpl è notevolmente aumentato, passando dal 4% di impiego registrato nel 2022 al 30% del 2025. È una delle opzioni di vendita più diffuse. Un modo per convincere i potenziali clienti a non rinunciare a spendere, rateizzando l’acquisto del prodotto scelto, anche quando il costo supera le disponibilità economiche immediate. Opzione presente ovunque, offerta ormai da quasi tutti gli operatori del credito, soprattutto in modalità digitale, a cominciare da PayPal, uno dei sistemi di pagamento più diffusi al mondo. In Italia secondo le stime dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano le transazioni effettuate con Bnpl sono cresciute da 1 miliardo di euro nel 2021 a 9,9 miliardi nel 2025. L’importo medio richiesto è pari a poco più di 200 euro. In linea con quanto si osserva in altri paesi, questa forma di finanziamento sta progressivamente coinvolgendo fasce di popolazione finanziariamente più fragili, con «un reddito medio-basso, scarse risorse patrimoniali e già indebitate» e serve «soprattutto per scopi di consumo o per consolidare altri debiti». Generalmente la dilazione di pagamento avviene in 3-4 rate. Il Bnpl è apprezzato dai consumatori perché consente di distribuire una spesa nel tempo senza il pagamento di interessi o altre spese, risultando quindi più conveniente rispetto alla carta di credito a rimborso rateale. I due terzi della platea di acquirenti tramite Bnpl censiti dai sistemi di finanziamento ne ha fatto però un uso saltuario. I numeri in forte crescita dicono che la possibilità di acquistare a rate ha un ruolo anche nel rilancio dei consumi delle famiglie. Ma non è tutto.

Se lo strumento è utile da una parte, risulta rischioso dall’altra per il pericolo di sovraindebitamento o di difficoltà di rimborso delle somme soggette a finanziamento. Specie se, come provato dagli studi dell’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, questo prodotto commerciale viene impiegato per tamponare i ritardi nei pagamenti di altri debiti. A lanciare l’allarme, nelle sue “Note di stabilità finanziaria e vigilanza”, è la Banca d’Italia. «La valutazione del merito di credito è semplificata, chi concede la dilazione potrebbe non avere un quadro esatto della solvibilità del debitore, finendo per erogare un finanziamento - si legge nelle Note - a un soggetto non in grado di adempiere successivamente ai propri impegni finanziari». Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dal fatto che gli acquirenti potrebbero risultare «meno frenati da vincoli di liquidità e spesso neppure consapevoli di contrarre un debito» e potrebbero continuare a fare acquisti «accumulando un numero elevato di dilazioni di pagamento» che risulterebbero poi difficili da restituire.