Il tribunale di Oakland, in California, ha respinto le richieste del patron di Tesla contro i creatori di ChatGpt. Durissimo lo scontro in aula. Coinvolte anche altre Big tech
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La giuria popolare del tribunale di Oakland, in California, ha impiegato 90 minuti per mettere la parola fine al contenzioso giudiziario avviato da Elon Musk contro OpenAI.
Nessun risarcimento
Le richieste del patron di Tesla, soprattutto il mega risarcimento da 130 miliardi di dollari, non sono state accolte - questa la decisione - perché la causa è stata intentata ben oltre la scadenza dei termini di prescrizione: 3 anni.
I fatti contestati
I fatti contestati risalgono al 2018, mentre la causa è stata avviata nel febbraio 2024 quando il numero uno di X ha citato in giudizio l'amministratore delegato Sam Altman, il presidente Greg Brockman e la stessa OpenAI. Troppo tardi, secondo la giuria. Musk ha accusato i creatori di ChatGpt di aver utilizzato la fondazione benefica a capo dell’azienda per questioni di lucro stravolgendo la natura originaria della missione di OpenAI: sviluppare - come si legge nel manifesto fondativo del 2015 - una Intelligenza artificiale generativa sicura, democratica e a vantaggio di tutta l’umanità.
Le donazioni a OpenAI
A quanto risulta anche dagli atti del processo, il capo di Tesla ha finanziato l’azienda nei suoi primi anni di attività donando 38 milioni di dollari. «Sono stato uno sciocco - ha detto Musk in aula durante la sua testimonianza - perché ho fornito loro finanziamenti gratuiti per creare una startup».
Le richieste di Musk
Musk aveva chiesto al tribunale di obbligare OpenAI a restituire 130 miliardi di dollari al suo ramo no-profit, di rimuovere Altman e Brockman dai loro ruoli dirigenziali e di azzerare tutti i piani industriali dell’azienda riportandola indietro di 10 anni. La giuria ha considerato infondate le richieste ritenendo che Musk fosse a conoscenza delle vicende portate in giudizio già dal 2021.
La battaglia legale
La battaglia legale è stata durissima. Senza risparmi di colpi tra le parti. In tribunale sono sfilati una mezza dozzina di testimoni, tra cui Ilya Sutskever, cofondatore di OpenAI e Shivon Zilis, ex membro del consiglio di amministrazione di OpenAI, oggi nel board di SpaceX e madre di quattro degli undici figli di Musk.
Le tesi della difesa
Gli avvocati di OpenAI hanno sostenuto che la missione dell'azienda non è cambiata e che è ancora gestita da un consiglio di amministrazione di una fondazione senza scopo di lucro. I legali di Altman e Brockman hanno accusato Musk di aver aspettato a intentare causa fino a quando non ha fondato xAI: la società compete con OpenAI proprio nel campo dell'intelligenza artificiale. Hanno inoltre bollato l’azione di Musk come un «tentativo di sabotare un concorrente».
L’inchiesta allargata all’intero universo AI
L'azione di Musk ha finito per trascinare nell'inchiesta i best player del settore. Nel corso delle udienze sono state presentate come prove centinaia di pagine di email private, messaggi di testo e appunti di riunioni interne, inclusi i diari personali di Brockman e messaggi di testo tra Musk e il numero uno di Meta, Mark Zuckerberg, in cui si discuteva della possibilità di acquisire OpenAI insieme. Dalle carte sono emersi chiari riferimenti al ruolo giocato da Google e Microsoft in rapporto all’evoluzione di ChatGpt. Microsoft in particolare era stata tirata in ballo per aver «favorito e agevolato» il cambio di missione aziendale per motivi di profitto.
Le reazioni dopo la sentenza
I legali degli imputati hanno espresso soddisfazione per un risultato atteso dopo mesi di difficoltà. La causa intentata da Musk è arrivata in un momento molto delicato per OpenAI alle prese con i preparativi per il suo approdo in Borsa. Tutto rinviato. Gli avvocati del patron di X, dal canto loro, hanno già annunciato che faranno ricorso.

