Orsini a Meloni: «Servono 20 miliardi per rilanciare lo sviluppo del Paese. Investimenti a favore di aziende, sanità e scuola»
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Meno burocrazia, più risorse per lo sviluppo economico del Paese. Confindustria, nella sua assemblea annuale, ha indicato l’obiettivo: la crescita del 2% all’anno. «Non solo necessaria, ma possibile», ha detto il presidente Emanuele Orsini, per scongiurare il rischio della deindustrializzazione. «Se in Italia e in Europa non saremo capaci di uno sforzo comune - ha detto - perderemo la nostra industria, ovvero il 15% del Pil e milioni di posti di lavoro».
L'assemblea annuale di Confindustria
Il numero uno degli industriali ha pronunciato il suo discorso davanti al capo dello Stato, Sergio Mattarella, ai presidenti di Camera e Senato, Fontana e La Russa, e alla premier, Giorgia Meloni accompagnata da 11 ministri del suo Governo, Giorgetti, Tajani e Urso in testa. «Lanciamo una proposta al Governo e alle parti sociali. Lavoriamo insieme, su queste misure, alcune delle quali hanno perso la propria ragion d'essere o si sovrappongono tra loro».
Orsini a Meloni, riallocare 20 miliardi
Orsini ha chiesto di «riallocare 20 miliardi senza aumentare il debito: un terzo alla crescita, un terzo alla sanità, un terzo alla scuola». E sul Fisco ha chiesto «un atto concreto di responsabilità da compiere con decisioni condivise di maggioranza e opposizione». «L'Italia - ha detto - è quarta per pressione fiscale tra i Paesi avanzati e ci sono 575 misure fiscali che erodono circa 120 miliardi di base imponibile». Sono un serio ostacolo agli investimenti.
Cinque leve per il rilancio dell'economia
Per Orsini occorre dunque «muovere cinque leve per rimettere l'impresa al centro» dell’agenda politica nazionale. Sono «l’energia, la crescita dimensionale delle Pmi, i contratti di sviluppo e innovazione, le semplificazioni e la riforma della legge 231 sulla responsabilità amministrativa, l’impegno di risorse adeguate agli obiettivi». I mercati sono esigenti. Le imprese italiane devono investire, innovare e produrre di più e devono essere più competitive.
Imprese e sindacati
Per Orsini l’iperammortamento sugli investimenti per i beni strumentali è una misura adeguata ma deve essere estesa a software e cloud. Occorre inoltre replicare il modello della Zes unica anche estendendolo ad altre aree del Paese. Orsini auspica inoltre un dialogo e un confronto più serrato con i sindacati per stringere un «patto di responsabilità» sul fronte dei contratti. Per contrastare i modelli pirata e adeguare i salari dei lavoratori.
Il fronte europeo
Sul rilancio della crescita economica non si può esitare. La partita però si gioca su due campi: quello nazionale e quello europeo. Negli ultimi due anni ha detto Orsini c’è stato un «vero e proprio smottamento del sistema industriale europeo». C’è il rischio di arretrare ancora, ha avvertito, «se l’Ue non sosterrà subito le nostre produzioni». Per le imprese, ha detto poi, «il prezzo dell'energia è ormai una vera e propria minaccia esistenziale».
Con Bruxelles una partita aperta
Confindustria ha chiesto al Governo di insistere con Bruxelles sulla sospensione dell’Ets che spinge le imprese fuori mercato. «Bruxelles non ha chiaro cosa significhi competitività. L’Ue deve cambiare passo». Orsini indica tre leve prioritarie: il mercato unico dell’energia, il mercato unico dei capitali e del risparmio, un debito comune per finanziare una vera politica industriale europea. «Servono 1.200 miliardi all’anno di investimenti - ha detto Orsini - oggi sono 280, non risolvono» le questioni prioritarie.
L'intervento di Giorgia Meloni
Nel suo intervento Giorgia Meloni ha rivendicato i risultati ottenuti dal Governo su incentivi agli investimenti delle aziende, Zes unica nel Mezzogiorno, salario giusto e piano casa. Con la crisi energetica a pressare, gli aiuti a famiglie e imprese, ha detto la premier, sono la priorità. Sul fronte interno si lavora alla semplificazione delle procedure amministrative e a «una riforma radicale della burocrazia». E sul fronte della crescita industriale si punta all’estensione dell’iperammortamento per gli investimenti delle imprese e della Zes unica, esperimento che nel Mezzogiorno ha dato risultato molto positivi. Facendosi bastare, ha fatto capire la premier, le risorse al momento disponibili.
Il nodo energia
Sul fronte energetico la premier non ha nascosto le difficoltà derivanti dalla dipendenza da forniture estere che coprono l’80% del fabbisogno. Si lavora da un lato alle stazioni uniche d’acquisto e contratti di filiera, proprio ieri Confindustria e Gse hanno sottoscritto il protocollo d’intesa per le forniture a lungo termine a prezzi fissi e calmierati. Dall’altro al ritorno al nucleare. «Un obiettivo . ha detto la premier - alla nostra portata».
Le critiche all'Unione europea
Sul fronte Ue, invece, la presidente del Consiglio non ha risparmiato critiche a Bruxelles. Sorda alle richieste di sospensione del Patto di stabilità per far fronte agli effetti della crisi energetica, come pure al superamento del mercato Ets. L’attività di indirizzo degli organismi di governo europei Unione, secondo la premier, è condizionata da «approcci ideologici e tecnocratici» che finiscono per appesantire e «moltiplicare le regole» che imbrigliano i governi e «soffocano l’iniziativa economica». Secondo Giorgia Meloni, l’Europa «dovrebbe fare meno» e «dovrebbe farlo meglio». Sul meccanismo di flessibilità Meloni ha ribadito che estendere la clausola di salvaguardia all’energia, dopo che Bruxelles l’ha estesa agli investimenti per la difesa, non significa «essere autorizzati a fare nuovo debito, ma allocare al meglio quello che è già previsto». «Se noi oggi non aiutiamo le famiglie e le imprese a superare l’impatto una crisi che è significativa - ha detto la premier - rischiamo che domani non ci sia più niente da difendere».

