Mesi, non anni. Il tempo è scaduto e l’Europa deve darsi una mossa. Mario Draghi ed Enrico Letta dettano modi e tempi ai 27 riuniti in Belgio, nel castello fiammingo di Alden Biesen, per costruire il nuovo mercato unico europeo. Via le barriere interne, nuove misure finanziarie per sostenere e rilanciare l’industria e la manifattura e investimenti su IA e innovazione tecnologica. Nuove regole sulla concorrenza. Il tutto per preservare i settori strategici dai pesanti attacchi registrati negli ultimi mesi. Obiettivi non semplici da centrare, per una Europa che si sente sotto assedio, nel momento in cui, sottolinea Draghi, «il deterioramento del contesto economico» spinge ad affrontare «con urgenza tutte le questioni aperte». Non è più tempo di procedere da soli.

L’ex presidente della Bce ha insistito su più fronti: riduzione delle barriere nel mercato unico, mobilitazione del risparmio europeo, integrazione dei mercati dei capitali, interventi sui costi dell'energia e possibilità di ricorrere alle cooperazioni rafforzate. In particolare si è soffermato a lungo sugli investimenti e sulla necessità di strumenti finanziari comuni. Tema, quello degli Eurobond, su cui i 27 sono ancora divisi. Ci sono le aperture di Francia e Spagna, mentre la Germania ha ribadito la sua contrarietà.

La premier Giorgia Meloni al vertice di Alden Biesen (foto: © 2026 Presidenza del Consiglio dei ministri)

Il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha rilevato che c’è un «consenso unanime nella necessità di spingere sull'agenda della semplificazione» normativa e per discutere ed arrivare «a risultati concreti in marzo». Per Enrico Letta è necessario il completamento del mercato unico europee come risposta strategica alle pressioni globali, il riferimento è a Trump e alla Cina, attraverso l’integrazione dei mercati finanziari. Letta ha proposto un “One Market Act” su energia, connettività e mercati finanziari, accompagnato da strumenti orizzontali comuni, con l'obiettivo di ottenere risultati concreti già tra il 2026 e il 2028 e indirizzare il risparmio europeo verso investimenti e crescita con uno strumento di capitale che permetta a Bruxelles di investire in aziende europee. Al momento le resistenze dei governi limitano però la capacità di movimento. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha preso tempo, mentre il presidente francese Emmanuel Macron, che punta sulle misure di debito comune, ha detto che se ci saranno ancora resistenze si dovrà optare necessariamente per «una cooperazione rafforzata». La nostra premier, Giorgia Meloni, ha insistito sulla necessità di trovare una soluzione su costi dell’energia e Ets, il principale strumento dell'Unione europea per contrastare i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di gas a effetto serra. In termini di cifre, si parla di 700-800 miliardi di euro aggiuntivi all’anno, somma di cui i 27 al momento non dispongono e che dovrà essere finanziata attraverso titoli di debito emessi congiuntamente dagli Stati membri dell'Unione europea. Sul fronte finanziario, il presidente Costa ha sottolineato che non vi può essere un rilancio della competitività senza un aumento degli investimenti. «Oggi abbiamo discusso di come mobilitare gli investimenti privati. I Paesi sono unanimi nel voler accelerare sul fronte dell’unione dei mercati di capitale. Quanto agli investimenti pubblici – ha concluso Costa – se ne parlerà in occasione delle trattative relative al bilancio 2028-2034».