Un miliardo di euro di danni causati da frane, alluvioni, mareggiate e siccità. In Calabria la totalità dei comuni risulta ad elevato rischio idrogeologico, ma in sette anni, dal 2013 al 2020, i fondi stanziati dal Governo, anche a seguito di eventi distruttivi, sono stati insufficienti a coprire i costi di risanamento: gli interventi sono stati pari ad appena il 6% della copertura necessaria, una delle percentuali più basse d’Italia. Lo dice l’ultimo report di Greenpeace. Gli eventi estremi registrati dalla Protezione Civile, 9 dal 2013 al 2023, proiettano la nostra regione ai vertici della classifica nazionale. In questi dieci anni l’Italia è stata colpita da 147 calamità naturali con danni per 22,6 miliardi di euro: la Calabria ha denunciato danni per 997 milioni, ma ne ha ricevuti poco meno di 60. Oltre il 12% delle risorse statali è andato, ciascuno, al Piemonte e alla Liguria, e più del 10%, ciascuno, all’Emilia-Romagna e al Veneto.

Per prevenire frane ed alluvioni e per la messa in sicurezza delle aree a rischio, tra il 2013 e il 2023 il ministero dell'Ambiente ha stanziato 9,2 miliardi che sono andati a coprire poco più del 30% dei danni causati nel decennio: più della metà della somma, 4,69 miliardi, è stata spesa nel triennio 2021/2023. La Calabria con 863 milioni, insieme al Veneto (con 864 milioni) e alla Sicilia (con 717 milioni), è la regione in cui dal 2013 al 2023 sono state spese le somme più ingenti. La nostra è inoltre una delle tre regioni, insieme al Piemonte (1.185) e alla Lombardia (1.086), in cui sono stati avviati più interventi di prevenzione: i progetti finanziati in Calabria sono 1.152. C’è un piano di spesa ma è difficile definire la portata degli interventi.

Greenpeace dice che l’analisi condotta su dati Ispra estratti dalla piattaforma ufficiale ReNDiS non consente di distinguere il numero di progetti conclusi da quelli avviati ma non ancora conclusi. Lo stesso Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale segnala che «la metà degli interventi viene ultimato con tempi superiori ai 4,5 anni dalla data del finanziamento». Dunque si procede molto a rilento. I ritardi nei tempi di attuazione penalizzano anche gli effetti benefici del Pnrr: al momento risulta speso solo il 13% dei circa 3 miliardi destinati alla mitigazione dei rischi idrogeologici su tutto il territorio nazionale. E la situazione peggiora e si aggrava ogni qualvolta si scatena un evento disastroso. Per tornare al quadro calabrese ci sono, e si aggiungono alle somme che abbiamo appena elencato, i 633 milioni dell’accordo Governo-Regione sottoscritto il 16 febbraio 2024 a Gioia Tauro.

La somma stanziata per la sicurezza del territorio è parte del finanziamento da 2,6 miliardi per le infrastrutture previsto nel Fondo sviluppo e coesione 2021-2027. L’elenco delle cose da fare è molto lungo. Ed a queste si aggiungono le emergenze. In Calabria le ultime 2 dichiarazioni di calamità naturale sono del 2024, per la siccità estiva e per le alluvioni autunnali. Per la prima il Governo ha stanziato 32,4 milioni e per la seconda 38,9 milioni. Gli eventi climatici avversi, però, non danno tregua, come si è visto negli ultimi giorni e ora tocca alla conta dei danni provocati dal ciclone Harry. Dopo le stime ufficiali di comuni e Regione, si parla già di diverse decine di milioni di euro, partiranno le richieste di risarcimento.