Da prima azionista a proprietario. Una operazione da 10,8 miliardi. Tanto vale l’Offerta pubblica di acquisto e scambio lanciata da Poste Italiane per acquisire Tim. Perché l’Opas sia valida si dovrà toccare quota 66,67% del capitale. Lo Stato, che controlla le Poste con il 65% delle quote tramite il Tesoro e Cassa depositi e prestiti, avrebbe oltre il 50% del capitale del nuovo gruppo. Obiettivi: tutelare sicurezza e sovranità digitale e dare vita ad un unico gruppo controllato dallo Stato. Poste e Telecomunicazioni tornerebbero di nuovo insieme.

Dall’unione nascerebbe un gruppo con oltre 150mila dipendenti, ricavi per 26,9 miliardi di euro ed un margine di profitto di circa 4,8 miliardi.

L’azienda sarà capace di offrire servizi telefonici, finanziari e assicurativi, cloud e logistica. Si appoggerebbe a una rete distributiva molto capillare su tutto il territorio nazionale, formata da 13mila uffici postali, 4000 punti Tim e oltre 49mila partner terzi. L’azienda unica potrebbe contare su una base di oltre 27 milioni di clienti, 19 milioni dei quali con profili già attivi sui canali digitali delle due aziende e con 24 milioni utenti registrati ai servizi di telefonia mobile, 19 milioni di Tim e 5 milioni di Poste Italiane.

Sotto il profilo economico, Poste Italiane calcolano che la fusione con Tim costerà circa 700 milioni, ma genererà un valore aggiunto di 700 milioni e porterà 200 milioni di ricavi con il solo interscambio di vendite di servizi tra i clienti dei due gruppi.

Il nuovo gruppo a controllo pubblico punta inoltre a diventare fornitore di riferimento per imprese e pubblica amministrazione di servizi cloud e gestione dei dati con uno sguardo rivolto all’IA, all’IoT e alla cybersicurezza.