Prezzi di gas, petrolio ed energia ancora in aumento. L’Ocse prevede inflazione al 4% in Europa e Regno Unito e la diminuzione dello 0,4% del Pil. I paesi asiatici iniziano a razionare energia e carburanti
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Gli annunci del presidente Usa Donald Trump sul presunto andamento delle negoziazioni con l’Iran e sulla fine della guerra in Medio Oriente continuano a stressare le Borse ed i Mercati internazionali causando un surplus di aumenti dei prezzi di gas, petrolio ed energia. In Europa e nel Regno Unito il conflitto sta avendo un impatto significativo sulle prospettive di inflazione e causerà il rallentamento della crescita economica dei Paesi Occidentali. È quanto ha dichiarato oggi ai giornalisti, Mathias Cormann, segretario generale dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. A causa dell’aumento dei prezzi dell’energia l'OCSE prevede che in 20 grandi economie del mondo, tra cui gli Stati Uniti, l'inflazione si attesti in media al 4% quest'anno, in aumento rispetto al 2,8% previsto a dicembre. La crescita del Pil nell'eurozona dovrebbe diminuire dello 0,4%, attestandosi allo 0,8%. Sempre secondo Cormann, la crescita globale dovrebbe rimanere al 2,9%, come a dicembre, grazie al sostegno degli investimenti legati all'intelligenza artificiale.
Lo Stretto di Hormuz è ancora chiuso. Sono un migliaio le navi da trasporto bloccate nei porti del Golfo Persico o in acque internazionali al largo delle coste di Emirati Arabi e Oman. Interrotti traffici di merci, gas e petrolio per un valore di oltre 30 miliardi di dollari. Lo stop potrebbe aggravare la crisi dei commerci e causare un forte shock energetico. Il Qatar, primo fornitore del Golfo con 177 miliardi di metri cubi di produzione annua di Gnl ha chiuso gli impianti di trasformazione di Gas naturale liquido. I Paesi del Golfo hanno dichiarato di voler essere coinvolti in qualsiasi negoziato tra Stati Uniti e Iran. «Sottolineiamo la necessità di coinvolgere i Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo in qualsiasi negoziato o accordo per risolvere questa crisi - ha affermato il segretario generale del Consiglio, Jasem AlBudaiwi - in un modo che contribuisca a rafforzare la loro sicurezza e stabilità». AlBudaiwi ha anche confermato che l’Iran ha chiesto alle navi di pagare somme di denaro per attraversare lo Stretto di Hormuz.
La difficile mediazione tra le parti è affidata in queste ore alla diplomazia pakistana. Islamabad dovrebbe ospitare un vertice tra i negoziatori Usa e iraniani entro la fine della settimana. Cinque le richieste di Teheran, che ha rifiutato il piano di tregua in 15 punti trasmesso da Washington. L’Iran chiede un cospicuo risarcimento dei danni per gli attacchi subiti e si prepara a stabilire nuove tariffe doganali per consentire i transiti da Hormuz.
Oggi il segretario generale della Nato Mark Rutte ha detto che 30 Paesi fanno parte della coalizione per garantire la navigazione nello Stretto e che i governi che aderiscono stanno discutendo su modi e tempi di intervento.
I paesi asiatici a corto di carburante stanno attuando misure di emergenza. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung ha disposto controlli ai distributori per evitare fenomeni speculativi e ha invitato la popolazione ad utilizzare i mezzi pubblici per gli spostamenti e a ridurre il consumo di energia elettrica nelle abitazioni. In Thailandia e nelle Filippine le autorità di regolamentazione del mercato energetico hanno annunciato la sospensione dei mercati spot all'ingrosso dell'energia elettrica e deciso il razionamento dell'approvvigionamento di carburante. Il Giappone, che importa oltre il 90% del petrolio dal Medio Oriente, ha iniziato a rilasciare dalle proprie riserve statali una quantità di greggio sufficiente a coprire 30 giorni di fabbisogno. E sono ore di forti tensioni tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping. Con il primo che ha deciso di rinviare la sua visita ufficiale a Pechino, prevista dal 31 marzo al 2 aprile, a seguito degli accordi stretti con l’Iran che consentono il transito delle petroliere cinesi.

