Quanto sta accadendo a Vibo Valentia in queste settimane e nei mesi, suscita profonda preoccupazione. Ma anche tanta indignazione e rabbia civile.
Si torna ad avere paura, dopo le speranze suscitate delle grandi inchieste del passato. Sono tanti gli episodi criminali, di ogni tipo e non solo questi, che non possono essere sottovalutati e che la città oggi sente forte il bisogno di risposte chiare e immediate da parte delle istituzioni.
Non è più il tempo dell’attesa, della riflessione, e delle burocratiche risposte. Troppi episodi, troppi segnali, troppe denunce rischiano di essere archiviati come fatti isolati, mentre cresce invece la percezione di un territorio sotto pressione, dove imprese, lavoratori e cittadini tornano ad avere paura.

Questo gruppo editoriale è da sempre in prima linea contro ogni forma di criminalità, corruzione e illegalità. Aderiamo e sosteniamo la fiaccolata che questa sera vedrà insieme la chiesa, le istituzioni, la società civile, le associazioni, gli imprenditori e i cittadini che non intendono arrendersi alla violenza e all’intimidazione.

Ma accanto alla solidarietà e alla mobilitazione, con lo stesso coraggio diciamo che ora serve la chiarezza. Serve dire con forza allo Stato che non si può restare a guardare. O fare e chiedere titoloni sui giornali per intestarsi stellette in un territorio povero sotto tutto i punti di vista.

Non si possono ignorare denunce, segnali, richieste di aiuto. Non si possono lasciare da soli gli imprenditori e gli operatori economici che quotidianamente sono in prima linea, che hanno il coraggio di esporsi, spesso senza ricevere risposte adeguate.

La criminalità organizzata non si presenta più con il volto rozzo del passato. Chi ostenta questo sta dicendo il falso, vi prendono in giro.

Da tempo diciamo che oggi indossa abiti molto eleganti, si infiltra nell’economia, cerca relazioni, consenso, potere.
È una presenza silenziosa ma soffocante, che colpisce soprattutto i territori più fragili e più abbandonati.

Vibo Valentia non può continuare a vivere in questa condizione di precarietà e isolamento.
Fare impresa è diventato sempre più difficile. Mancano infrastrutture, servizi, sostegno concreto. Cresce il senso di sfiducia e di solitudine. E quando in un territorio torna a prevalere la paura, vuol dire che lo Stato deve alzare il livello della propria presenza. Non abbiamo bisogno di passerelle, di convegni inutili, di dichiarazioni di circostanza.

Tutti chiedono decisioni forti, immediate, garanzie per chi opera tranquillità per i cittadini.

Servono decisioni vere, controlli, protezione per chi denuncia, vicinanza reale a chi lavora onestamente e prova a costruire sviluppo in un territorio che soffre molto, che ha grandi potenzialità.

Questo territorio è stanco. E prima che altri giovani, imprenditori e famiglie decidano di andare via, lo Stato deve dimostrare di esserci davvero: con i fatti, con la forza delle istituzioni, con il coraggio della presenza e delle scelte vere.

*Editore del network LaC