Nel talk di Antonella Grippo un’analisi lucida tra riforme, consenso e limiti del sistema giudiziario. Il magistrato analizza il ruolo della giustizia nel dibattito sulle riforme e invita a una lettura non ideologica della Carta
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Il titolo della puntata, già di per sé, racchiude lo spirito della serata televisiva: “Guarda come gongolo”. È con questa provocazione sottile e ironica che si apre una nuova serata di Perfidia, il programma condotto da Antonella Grippo, che guida la trasmissione come sempre con la sua consueta eleganza e con un piglio intellettuale raro nel panorama del dibattito televisivo.
La puntata si propone un obiettivo ambizioso: smontare tre mistiche che pervadono il dibattito pubblico. La prima riguarda la Costituzione, secondo cui si tratta di un catechismo inviolabile. La seconda mistica è quella relativa al giovanilismo, attraverso cui si accarezza spesso l’epidermide delle generazioni giovani. La terza è la linea di demarcazione tra democrazia rappresentativa e democrazia diretta.
Un terreno complesso, affrontato con ospiti di primissimo piano: Giuseppe Lombardo, procuratore aggiunto di Reggio Calabria; Nicola Irto, segretario regionale del Partito Democratico; Salvatore Staiano, avvocato; Giancarlo Affatato, segretario nazionale di Libertà è Democrazia; Ylenja Lucaselli, deputato di Fratelli d’Italia; e Don Duverly Goma, prete priore.
Un parterre di qualità che restituisce al dibattito una pluralità di visioni, in perfetta coerenza con lo spirito della trasmissione.
Il confronto sulla riforma costituzionale
Ad aprire il confronto è il procuratore Lombardo, che spiega il ruolo della magistratura nel dibattito sulla riforma: «Noi magistrati abbiamo fatto un qualcosa di nuovo e di indispensabile lo abbiamo interpretato così nella misura in cui abbiamo ritenuto di informare su una riforma costituzionale che aveva qualcosa da chiarire».
A raccogliere la sfida argomentativa è l’avvocato Staiano, uno degli ospiti più brillanti della serata, capace di coniugare rigore tecnico e chiarezza espositiva. Il suo intervento è lucido e diretto: «Perché non completare la costituzione? Perché non separare le funzioni attraverso le principialità? Nessuno lo ha spiegato. Nessuno ha spiegato perché era necessario un intervento di completamento per chi sa guardare l’articolo 111. La campagna è stata gestita malissimo. È diventata una guerra».
Irto interviene offrendo una lettura politica: «Ci sono due ragioni, una di forma e una di sostanza. Si sarebbe potuta portare una proposta di legge in Parlamento e invece si è scelto di andare a colpire il potere giudiziario».
Affatato sposta invece il discorso sul piano della comunicazione politica: «Siamo nel 2026, è cambiato il modo di comunicare, sono cambiati anche i sistemi giudiziari dei magistrati. Il centrodestra ha sbagliato perché ha fatto diventare questo referendum una causa politica».
Nel corso della trasmissione trova spazio anche una riflessione più ampia affidata a Don Goma: «Dal punto di vista ecclesiastico, della giustizia divina, il dogma deve rimanere invariato, ma dal punto di vista civile e della giustizia umana il dogma può essere corretto».
La “perfidia” delle domande
Uno dei tratti distintivi del programma è la capacità di Antonella Grippo di porre domande taglienti senza mai rinunciare all’eleganza.
Staiano incalza: «Qual era il problema di questa proposta di legge?».
La conduttrice provoca Lombardo: «Un po’ avete subito la seduzione popolare». «L’impegno era a mio modo di vedere necessario», replica.
Poi la domanda a Irto: «Ma la politica è stata surrogata da Nicola Gratteri?» «È una vittoria di tutti», risponde, aggiungendo: «Io dovevo giustificarmi per una certa sinistra che votava sì».
In collegamento interviene Lucaselli: «Siccome abbiamo ancora un anno che ci separa dalle elezioni politiche era importante togliere quello che distrae l’opinione pubblica».
La Grippo rilancia: «Dobbiamo contemplare la possibilità di un ritorno alle urne prima del previsto?» «Il referendum non è un dato elettorale. Quindi non torneremo alle urne».
Ma Staiano dissente: «Non è vero che questo non è un voto politico. Ogni voto di dissenso nei confronti di un consenso politico è un voto politico».
La nuova “mistica”: il Csm
Nel corso della puntata emerge una suggestiva definizione della conduttrice: «Csm, il luogo delle virtù teologali».
Irto rivendica: «Questo voto referendario ha un valore politico altissimo».
Replica Lucaselli: «Non è per il fatto di aver perso che il governo cambierà rotta».
Il caso Gasparri e il video di Craxi
La discussione si sposta su Maurizio Gasparri e sulle sue dimissioni da capogruppo al Senato di Forza Italia. Ad assumere il ruolo di Gasparri è Stefania Craxi, una riformista.
Affatato amplia il discorso al ruolo dei cattolici nella politica italiana.
La Grippo propone quindi un video di Bettino Craxi. Staiano commenta: «Craxi era un uomo di sensibilissima perspicacia».
Replica Lombardo: «Non sono d’accordo con Craxi perché i magistrati italiani sono i più sanzionati d’Europa, tuttavia dice una cosa condivisibile: gli errori giudiziari non vanno bene».
L’ultima mistica: il culto di Gratteri
Nel finale, la Grippo smonta un’altra narrazione: Gratteri non deve essere idolatrato.
Lombardo: «Il pluralismo all’interno della magistratura è utilissimo».
«Bisogna ripartire anche dai sì che sono circa 12 milioni… la costituzione non è dogmatica».
Irto: «Senza risorse non si può fare nulla».
Una trasmissione di grande intelligenza televisiva
La puntata dimostra quanto Perfidia sia uno spazio raro nel panorama mediatico italiano.
Il merito principale è di Antonella Grippo, che trasforma il dibattito politico in analisi critica.
Ne esce una puntata armonica, vivace e ricca di spunti, che conferma come la televisione possa ancora fare ciò che dovrebbe sempre fare: far pensare.

