All’evento Esteticamente lo showman viene accolto da una folla di fan tra selfie, abbracci e cori. Sul palco apre con una stoccata al Grande Fratello Gate mentre fuori rilancia la sua sfida a Mediaset e ai “media tradizionali”, annunciando anche una nuova piattaforma
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Domenica scorsa, Bari si è ritrovata con un piccolo fenomeno da piazza: Fabrizio Corona, in versione star totale, accolto “come un dio” alla Fiera del Levante. Non in uno stadio, non in un teatro, ma in mezzo a stand e corridoi, all’evento Esteticamente. Il risultato, però, è stato quello che Corona sa ottenere quando annusa il clima giusto: una scena da fanbase in trance, una marea di telefoni alzati, urla, richieste di foto, l’aria di chi sta vivendo “il momento” e non vuole perdersi neanche un secondo.
Il copione parte subito, senza preamboli e senza finti inchini. Corona sale sul palco e la butta nel punto che gli conviene: la polemica. Apre con una domanda che è un gancio e insieme un colpo basso, di quelli che fanno ridere chi è già schierato: «E voi avete fatto il provino per il Gf?». La platea risponde come ci si aspetta, tra applausi e risate, perché l’obiettivo non è spiegare: è marcare il territorio. La stoccata è un promemoria per tutti: io sono quello che punge, io sono quello che non si fa addomesticare, io sono quello che “li chiama per nome”.
E intorno a lui, in Fiera, il pubblico si comporta di conseguenza. Corona non resta distante, non si limita al palco: si muove tra le persone, concede strette di mano, scatti, interazioni rapide. È un rituale semplice: tu mi cerchi, io ti do attenzione, e in cambio mi restituisci la scena. Tra le urla più frequenti spunta quella che riassume tutto il culto del personaggio: “Fabri, sei il numero uno!”. E quando qualcuno chiede ai fan perché siano lì, la risposta non è sul “contenuto”, ma sul mito personale: «Il carattere! Soprattutto il carattere, c’ha fegato, c’ha grinta e le palle che nessuno in Italia ha». In un Paese che si nutre di figure “contro”, la definizione è quasi un badge identitario: non seguo una storia, seguo un atteggiamento.
La giornata, almeno ufficialmente, è un incontro con i fan. Ma Corona non spreca mai un’occasione per trasformare un bagno di folla in una piattaforma. E infatti, mentre la folla chiede selfie e lui distribuisce sorrisi e battute, infilza anche un’anticipazione: «Oggi ci sono tante novità… ho un progetto nuovo in cantiere. Una nuova piattaforma». Non dice quale, non spiega come, non entra nel merito. Ma non è quello che serve: basta far capire che “arriva qualcosa”, che la storia non finisce qui, che lui sta già preparando la prossima mossa.
Fuori dalla Fiera, il tono cambia e diventa più frontale. Corona si mette nella posizione che preferisce: quella dell’uomo contro il sistema dell’informazione. Attacca “i media tradizionali” accusandoli di supponenza e monopolio, e prova a rivendicare un ruolo che va oltre l’intrattenimento: «Il mio lavoro non è solo spettacolo: ho affrontato temi importanti, anche legati alla Russia. I media si sentono intoccabili, ma io penso di farcela». È un passaggio che parla direttamente al suo pubblico: non sono solo uno showman, sono uno che sfida i “poteri”, uno che non accetta recinti. È la narrazione che lo sostiene da anni, e che oggi, con i social come campo di battaglia, diventa ancora più efficace.
Nel mirino, ovviamente, c’è anche la vicenda giudiziaria che ha portato alla chiusura dei suoi profili e allo stop imposto sui contenuti. Corona definisce la decisione una censura di fatto e alza il tiro con parole senza sfumature: «Credo che la sentenza sia completamente sbagliata e la chiusura dei profili sia vergognosa. Denuncerò legalmente chi ha agito contro di me». Non è un dettaglio: è il cuore del racconto che porta in giro in queste settimane. Perché se non puoi stare sui social, allora il palcoscenico torna a essere fisico: fiere, discoteche, teatri, microfoni. E ogni apparizione diventa un pezzo della stessa trama: io mi rialzo, io non mi fermo, io reagisco.
Sul piano dei fatti, Corona rivendica anche la risposta legale. Spiega che con i suoi avvocati ha depositato un atto di «reclamo», cioè un ricorso contro l’ordinanza del giudice civile di Milano Roberto Pertile che il 26 gennaio ha imposto di non diffondere ulteriori contenuti «di carattere diffamatorio» contro Alfonso Signorini, di rimuovere quelli già pubblicati e di consegnare materiale e documentazione, compresi “documenti, chat, immagini e video” usati per le puntate del format Falsissimo. Dopo quelle iniziative legali, come noto, i profili social dell’ex re dei paparazzi sono stati chiusi. E lui, da Bari, trasforma la conseguenza in carburante.
In mezzo a tutto questo, la scena di Bari resta quella di una folla che non chiede prudenza e non pretende equilibrio, ma vuole il personaggio nella sua forma più pura: provocazione, sfida, frase a effetto, promessa di “novità”. Corona fa Corona, il pubblico si sente parte di un fronte, e la cronaca diventa spettacolo. Alla fine, la domanda non è se piaccia o no: la domanda è quanta gente, oggi, sia ancora disposta a scambiare l’idea di “verità” con la sensazione di assistere a qualcuno che non chiede permesso. E a giudicare dall’accoglienza in Fiera, la risposta - almeno domenica scorsa a Bari - era scritta negli applausi.



