Emergono nuovi dettagli sul passato televisivo mancato nei reality, sulla laurea alla Luiss non chiarita e su alcune immagini social contestate con papa Francesco e Berlusconi: la storia che imbarazza il ministro Piantedosi riserva altre sorprese
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Più il caso Claudia Conte si allarga, più il problema smette di essere personale e diventa politico. Non perché interessi davvero il feuilleton sentimentale che ruota attorno alla sua relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ma perché a ogni nuova rivelazione il punto si sposta sempre di più sul terreno pubblico: incarichi, credibilità, curriculum, immagini costruite, relazioni istituzionali e una figura che appare sempre meno lineare di quanto fosse stata raccontata.
L’ultimo tassello aggiunge un dettaglio che da solo potrebbe sembrare laterale, quasi di colore, ma che in realtà contribuisce a comporre il ritratto di una presenza pubblica costruita per stratificazioni, ambizioni e rappresentazioni spesso poco coerenti tra loro. Risulta infatti che Claudia Conte abbia partecipato alle audizioni di Temptation Island insieme all’ex compagno Angelo Paradiso, senza poi essere scelta per il programma. Non è questo, naturalmente, il cuore del caso. Ma è un altro elemento che stride con l’immagine proposta in seguito e che si somma a una lunga serie di punti oscuri già emersi.
Claudia Conte, il provino per Temptation Island e le contraddizioni del racconto
Il passaggio sui casting del reality Mediaset non avrebbe alcun peso, da solo, se non fosse per la risposta fornita dalla stessa Conte quando il tema è emerso. Alla domanda sulla partecipazione alle audizioni, la giornalista pubblicista ha risposto di sì, salvo poi liquidare la vicenda come una di quelle cose che non avrebbe mai fatto nella vita, sostenendo che a decidere fosse stato il compagno.
È proprio questo cortocircuito a colpire. Perché il punto non è tanto aver tentato un provino televisivo, scelta legittima come qualunque altra. Il punto è il contrasto tra il gesto e il racconto successivo, tra l’azione compiuta e la presa di distanza quasi scandalizzata. In altre parole, più che il casting in sé, pesa l’impressione di una narrazione continuamente aggiustata a seconda del contesto.
E questo schema torna anche altrove. Il caso Conte, infatti, non si regge su un unico episodio imbarazzante, ma su una somma di discrepanze che, prese una alla volta, potrebbero perfino apparire marginali. Messe però una accanto all’altra finiscono per produrre una domanda molto più seria sulla consistenza reale del personaggio pubblico costruito negli anni.
Laurea, corsi dichiarati e curriculum: qualcosa non torna
Il nodo più pesante resta quello del curriculum. Da tempo si accumulano dubbi sulla laurea magistrale in Giurisprudenza indicata in modo generico, senza precisazioni sul luogo di conseguimento né sulla votazione. E il punto, qui, non è la forma ma la verificabilità. Un titolo dichiarato in modo così vago, soprattutto quando serve ad accreditarsi presso istituzioni, enti pubblici e ambienti professionali, finisce inevitabilmente per diventare un problema.
A questo si aggiunge il fatto che, secondo quanto emerso, Claudia Conte non risulterebbe laureata alla Luiss, non avrebbe frequentato la Scuola di politiche economiche e sociali intitolata a Carlo Azeglio Ciampi e non comparirebbe tra gli ammessi, almeno per diversi anni recenti, alla Scuola politica di Sabino Cassese.
Anche qui bisogna restare aderenti ai fatti: non si tratta di una sentenza definitiva sulla totalità del suo percorso formativo, ma di una serie di verifiche che mettono in discussione titoli e riferimenti inseriti o lasciati intendere nel suo profilo pubblico.
Ed è proprio questo il punto più delicato. Perché quando una figura costruisce la propria credibilità anche su determinati riferimenti accademici e formativi, ogni crepa su quel terreno diventa molto più grave di una semplice imprecisione. Non è solo una svista. È un problema di affidabilità. E se questa affidabilità è stata considerata sufficiente per entrare in relazione con strutture istituzionali, ambienti della sicurezza, spazi Rai e contesti pubblici di rilievo, allora il caso smette definitivamente di essere un pettegolezzo e diventa una questione di filtro, controllo e responsabilità.
I selfie contestati con papa Francesco e Berlusconi
A complicare ulteriormente il quadro c’è poi il capitolo delle immagini social. Sulla pagina Instagram di Claudia Conte compaiono numerosi scatti con personalità di primo piano, comprese figure scomparse come papa Francesco e Silvio Berlusconi. Il punto, però, è che almeno alcune di queste immagini vengono descritte come fotomontaggi.
Tra le più contestate c’è quella in cui Claudia Conte appare mentre consegna un suo libro al pontefice. Un’immagine costruita in modo da suggerire un incontro personale e quasi simbolico, con tanto di volume nelle mani del Papa. Il dubbio è che quella foto non sia autentica ma manipolata. In sostanza, l’incontro reale ci sarebbe stato in un diverso contesto istituzionale, ma non nella forma rappresentata nello scatto pubblicato. Continua a leggere su La Capitale.



