Il ministro degli Esteri emiratino nega ogni visita del leader israeliano durante la crisi con l’Iran, mentre dall’entourage di Netanyahu emergono dettagli su un presunto viaggio riservato
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Giallo diplomatico sulla presunta visita segreta del premier israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati Arabi Uniti durante la guerra con l’Iran. Abu Dhabi ha smentito con decisione le indiscrezioni circolate nelle ultime ore, negando sia l’arrivo del leader israeliano sia la presenza di una delegazione militare dello Stato ebraico.
«Gli Emirati Arabi Uniti smentiscono le notizie che circolano su una presunta visita del premier israeliano Benjamin Netanyahu negli Emirati, o di aver ricevuto una qualsiasi delegazione militare israeliana», si legge in una nota diffusa dal ministro degli Esteri emiratino.
La smentita arriva dopo che dall’ufficio del primo ministro israeliano erano emerse indiscrezioni su una missione riservata ad Abu Dhabi, rimasta finora coperta dal massimo riserbo.
A rafforzare la versione israeliana è intervenuto Ziv Agmon, ex capo dello staff di Netanyahu fino allo scorso aprile, quando si è dimesso in seguito a uno scandalo legato alla diffusione di messaggi ritenuti inappropriati. In un post su Facebook, Agmon ha sostenuto di aver preso parte personalmente alla visita.
«Da persona che conosce bene gli Emirati Arabi Uniti e vi ha vissuto a lungo, e che ha accompagnato il primo ministro in questo storico viaggio, rimasto top secret fino ad oggi, posso affermare che Netanyahu è stato accolto ad Abu Dhabi con gli onori di un re», ha scritto.
Secondo il racconto dell’ex collaboratore del premier, lo sceicco Mohammed bin Zayed avrebbe accolto Netanyahu insieme alla sua famiglia e ad altre alte personalità del Paese, accompagnandolo personalmente dall’aeroporto al palazzo reale a bordo della propria auto privata.
«I risultati ottenuti dal Primo Ministro durante questa straordinaria visita saranno ricordati per generazioni», ha aggiunto Agmon.
Resta dunque il contrasto tra la versione ufficiale emiratina e le dichiarazioni provenienti dall’entourage dell’ex premier israeliano, in un contesto regionale segnato da forti tensioni e delicati equilibri diplomatici.

