Il Tribunale civile di Milano blocca l’episodio 21 del format trasmesso su YouTube e ordina la rimozione dei contenuti su Alfonso Signorini. Corona resiste, annuncia appello e parla di censura: «Qui i potenti si proteggono tra loro»
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La nuova puntata di Falsissimo non andrà in onda. L’episodio 21, intitolato Il prezzo del successo e annunciato per oggi pomeriggio, è stato bloccato dal Tribunale civile di Milano nell’ambito del ricorso presentato da Alfonso Signorini. Una decisione che segna un passaggio netto nello scontro tra il direttore del Grande Fratello e Fabrizio Corona, ma che non chiude affatto la partita.
Il provvedimento, firmato dal giudice Roberto Pertile, non si limita allo stop della nuova puntata. Al centro dell’ordinanza c’è anche l’ordine di rimuovere dal web e dai social tutti i contenuti già diffusi e riconducibili a Signorini, oltre alla consegna dell’intero materiale utilizzato per costruire le puntate precedenti: chat, immagini, video, documenti. Tutto ciò che, nelle parole di Corona, costituirebbe il cosiddetto “sistema Signorini”.
Una linea dura, che l’ex re dei paparazzi ha deciso di non seguire, almeno per ora. Sui suoi profili social i video restano online e la risposta arriva, come spesso accade, attraverso un messaggio diretto e incendiario. Sul canale Telegram Corona parla di un Paese in cui “i potenti si proteggono tra loro” e sostiene che il diritto di cronaca valga solo finché non disturba. Poi l’avvertimento, rivolto non solo ai suoi avversari ma anche al pubblico che lo segue: «Io non mi fermo». Per Corona, dietro la decisione del tribunale ci sarebbe “tanta, ma tanta paura della verità” e ciò che sta accadendo non sarebbe giustizia, ma il sintomo di “un sistema marcio”.
Parole che spostano lo scontro dal piano giudiziario a quello politico e simbolico, trasformando la vicenda in una battaglia sulla libertà di espressione. Un terreno su cui si muove anche la difesa legale. L’avvocato Ivano Chiesa, storico difensore di Corona, ha già annunciato il ricorso in appello contro l’ordinanza. La sua posizione è netta e affonda le radici in un principio costituzionale: in Italia esiste la libertà di pensiero e di parola e la censura preventiva non sarebbe compatibile con l’ordinamento. Secondo il legale, eventuali responsabilità si valutano dopo la pubblicazione, non prima: se qualcuno si ritiene offeso, può querelare, ma non impedire a monte che qualcuno parli.
Il punto, però, è proprio questo confine sottile e sempre più conteso tra diritto di cronaca, libertà di espressione e tutela della persona. Il tribunale ha ritenuto urgente intervenire prima che nuovi contenuti venissero diffusi, accogliendo la richiesta di Signorini di fermare una narrazione ritenuta lesiva. Corona, al contrario, legge il provvedimento come un tentativo di silenziamento e sceglie la strategia della resistenza, mantenendo online i materiali già pubblicati e rilanciando lo scontro sul piano mediatico.
Nel mezzo resta una domanda destinata a pesare anche nei prossimi passaggi giudiziari: fino a che punto un racconto può spingersi prima di diventare violazione della sfera privata? E chi decide, oggi, dove finisce il diritto di cronaca e dove inizia l’abuso? L’appello annunciato aprirà un nuovo capitolo, ma intanto il caso Corona-Signorini continua a muoversi su due binari paralleli, quello delle aule di giustizia e quello, ben più rumoroso, dei social.


