L’informativa dei carabinieri di Milano mette in dubbio la versione della famiglia Sempio sui soldi destinati ai legali nel 2017
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Cinquantaseimila euro in contanti. Tutti movimentati in pochi mesi, tutti legati al periodo più delicato della prima indagine su Andrea Sempio e tutti oggi finiti al centro di un nuovo filone che rischia di scuotere ancora una volta il caso Garlasco. Per i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano qualcosa non torna nella versione fornita dalla famiglia Sempio sulla destinazione di quei soldi. E nelle carte depositate nel fascicolo della Procura di Pavia, il sospetto emerge nero su bianco.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, i genitori di Andrea Sempio avrebbero gestito tra i 50 e i 60mila euro in contanti tra il 2016 e il 2017, nel periodo in cui il figlio veniva indagato per la prima volta per l’omicidio di Chiara Poggi. La versione fornita dalla famiglia è sempre stata la stessa: denaro destinato a pagare gli avvocati che seguivano la difesa di Sempio e il consulente Luciano Garofano. Ma proprio questa spiegazione oggi viene considerata “non lineare” dagli investigatori.
I dubbi sui soldi pagati in contanti
Il cuore del problema non riguarda soltanto il fatto che i pagamenti sarebbero avvenuti quasi interamente in contanti. A insospettire i carabinieri è soprattutto l’entità delle somme rispetto al lavoro realmente svolto dai legali nel corso di quell’indagine, conclusa con l’archiviazione nel marzo del 2017.
Nell’informativa depositata agli atti, gli investigatori parlano apertamente di anomalie sia “per importo che per modalità”. E il ragionamento è molto preciso. Il procedimento contro Andrea Sempio, ricordano i carabinieri, fu iscritto il 23 dicembre 2016 e archiviato il 23 marzo 2017. Appena tre mesi. Un arco temporale brevissimo, durante il quale – sostengono gli investigatori – l’attività difensiva sarebbe stata piuttosto limitata.
Secondo quanto riportato nelle carte, non risulterebbero copie estratte dai fascicoli delle Procure di Pavia, Milano o Brescia. Le attività tecniche degli avvocati si sarebbero concentrate principalmente su due trasferte per incontrare Luciano Garofano, allora consulente della difesa, e sull’assistenza ad Andrea Sempio durante l’interrogatorio del 10 febbraio 2017, durato circa cinquanta minuti.
“Troppi soldi per quella attività”
Ed è qui che nasce il sospetto investigativo. Per i carabinieri, 56mila euro sarebbero una cifra enorme rispetto alla “reale portata dell’attività professionale” svolta in quei tre mesi. Un elemento che oggi assume un peso ancora più delicato perché si intreccia con l’indagine aperta dalla Procura di Brescia per corruzione in atti giudiziari.
Nel fascicolo bresciano risultano indagati l’ex pm di Pavia Mario Venditti e Giuseppe Sempio, padre di Andrea. L’ipotesi accusatoria è pesantissima: secondo gli inquirenti, quei soldi potrebbero non essere stati destinati soltanto alle spese legali, ma anche a favorire l’archiviazione del procedimento del 2017. Continua a leggere su La Capitale.

