Una nuova consulenza informatica conferma che la ragazza avrebbe visualizzato i file del fidanzato. La famiglia della vittima: «Si tenta di riabilitare l’assassino mettendoci alla gogna e senza considerare le prove»
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Una consulenza informatica commissionata dalla famiglia Poggi cerca di ribaltare alcune conclusioni finora emerse sul caso Garlasco. Gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna spiegano che «la sera prima di essere uccisa, Chiara Poggi aveva fatto accesso proprio alla cartella del Pc di Stasi in cui erano stati catalogati, per genere, i numerosi file pornografici già esaminati all’epoca».
Il lavoro è stato condotto dai consulenti Paolo Reale, Nanni Bassetti e Fabio Falleti, che hanno utilizzato «programmi nuovi, dei nuovi software, che hanno consentito, attraverso le analisi sulla copia forense» del computer di Alberto Stasi, «di acquisire un dato di assoluta certezza». I legali sottolineano di aver richiesto queste verifiche per «fare chiarezza anche sulle false notizie diffuse in questi mesi».
I minuti cruciali del 12 agosto 2007
Secondo la ricostruzione degli esperti della famiglia Poggi, quella sera del 12 agosto 2007, quando Stasi si allontanò «per 10 minuti», Chiara «aprì quella cartella chiamata “militare” coi file pornografici catalogati» dall’ex studente bocconiano. L’avvocato Tizzoni ricorda che su questo punto «è sempre rimasto un dubbio» durante i processi, poiché la cartella conteneva «7mila foto catalogate per generi e anche immagini amatoriali realizzate da Stasi».
La nuova consulenza avrebbe ora confermato «la certezza» che la 26enne potesse visualizzare quell’anteprima delle immagini, un elemento che nei procedimenti giudiziari era stato a lungo «un tema controverso».
L’attacco della famiglia Poggi
I difensori della famiglia utilizzano toni durissimi contro l’ultimo tentativo di riaprire il caso, accusando la nuova indagine di mirare a riabilitare l’assassino. «Secondo quanto evidenziato da più parti l’apertura di una nuova indagine a carico di Andrea Sempio sarebbe da ritenere funzionale ad una richiesta di revisione della condanna irrevocabile pronunciata a carico di Alberto Stasi», scrivono Tizzoni e Compagna.
L’accusa è chiara: «Si cerca impropriamente di riabilitare l’assassino mettendo alla gogna la famiglia della vittima, senza alcuna considerazione delle prove che sono già state raccolte nel processo a seguito della prima sentenza della Cassazione».



