All’Eliseo anche Starmer e altri partner per definire una strategia condivisa sulla navigazione. La ministra della Difesa francese Catherine Vautrin: «Nessuno sa se la tratta sia minata, missione possibile solo con tregua e sicurezza garantita»
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Arriva a Parigi una delle partite geopolitiche più delicate del momento: la sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale e oggi al centro di nuovi equilibri internazionali.
Nel pomeriggio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni parteciperà al vertice ospitato al Palazzo dell’Eliseo, convocato dal presidente francese Emmanuel Macron insieme al premier britannico Keir Starmer. Un incontro che riunisce circa trenta Paesi, tra partecipazioni in presenza e collegamenti da remoto.
Al centro del confronto, la possibilità di costruire una missione internazionale per la messa in sicurezza della navigazione, ma solo a determinate condizioni. La linea francese è netta: “Non vogliamo un pedaggio” nello Stretto, ha ribadito la ministra della Difesa Catherine Vautrin, sottolineando la necessità di garantire libertà di transito senza nuove imposizioni economiche.
Resta però forte l’incertezza sul quadro operativo. “Nessuno sa al momento se lo Stretto è minato”, ha spiegato Vautrin, chiarendo che un eventuale intervento sarà possibile solo in presenza di un cessate il fuoco stabile. In quel caso, i Paesi coinvolti potrebbero bonificare l’area e accompagnare le navi per garantire la sicurezza della circolazione marittima.
Dal fronte francese emerge anche un messaggio politico chiaro: “L’unità europea è più che mai necessaria”, fanno sapere fonti dell’Eliseo, collegando la crisi mediorientale al contesto già segnato dalla guerra in Ucraina. La presenza congiunta di leader come Macron, Starmer e Meloni viene letta come “un buon segnale di coesione” in uno scenario internazionale sempre più instabile.
L’obiettivo strategico è delineare una “terza via”, alternativa sia alla linea della massima pressione adottata in passato dagli Stati Uniti sull’Iran, sia a una nuova escalation militare. Gli Stati Uniti, pur non partecipando direttamente al vertice, restano interlocutori centrali: il dialogo sarà necessario, ma senza entrare in una coalizione, precisano da Parigi.
Condizione imprescindibile per qualsiasi missione resta il coinvolgimento degli attori sul campo. “Non si può ripristinare la circolazione senza discutere con i belligeranti”, viene ribadito, insieme alla necessità di ottenere garanzie precise: nessun attacco alle navi e nessun blocco delle rotte commerciali.
In prospettiva, la missione potrebbe contare su contributi differenziati dei Paesi partecipanti, inclusi assetti navali già operativi come la portaerei Charles de Gaulle. L’obiettivo finale è chiaro: restituire certezza a compagnie di navigazione e assicuratori, garantendo che lo Stretto possa tornare pienamente operativo.
La giornata parigina rappresenta quindi un passaggio chiave per testare la tenuta della cooperazione internazionale su uno dei nodi più sensibili degli equilibri globali.

