Il problema non è solo la guerra in Iran. Il problema è che Donald Trump avrebbe fatto male i conti. Washington immaginava un’operazione rapida, chirurgica, con un consumo limitato di risorse. E invece si ritrova oggi con arsenali sotto pressione e scorte di missili che iniziano a scarseggiare. Secondo il Financial Times, gli Stati Uniti avrebbero già avvertito alcuni alleati europei – tra cui Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia – di prepararsi a ritardi significativi nelle consegne di armamenti. Non per scelte politiche immediate, ma per un problema molto più concreto: i magazzini non sono più pieni come prima.

L’errore di valutazione: una guerra pensata breve, diventata lunga

Il punto centrale è proprio questo. La guerra contro l’Iran doveva essere veloce. Lo scenario immaginato a Washington prevedeva un’escalation controllata e tempi contenuti. Invece il conflitto si sta rivelando più lungo e dispendioso del previsto. E quando i tempi si allungano, le scorte si consumano. Il Pentagono, negli ultimi giorni, è stato costretto a spostare armi da altri teatri operativi, compreso l’Indo-Pacifico, per sostenere lo sforzo bellico. Una mossa che dice molto più di qualsiasi dichiarazione ufficiale: le risorse non bastano per tutto.
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