Contatti riservati hanno portato al cambio di linea da parte del presidente Usa,che ha sospeso per 5 giorni i piani d’attacco. Ipotesi di colloqui diretti in Pakistan o Turchia ma le posizioni restano molto distanti
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Una serie di contatti riservati tra Paesi del Medio Oriente avrebbe contribuito al cambio di linea del presidente degli Stati Uniti Donald Trump sulla guerra con l'Iran, portandolo a sospendere per cinque giorni i piani di attacco contro infrastrutture energetiche iraniane e ad annunciare l'avvio di negoziati con la Repubblica islamica. Secondo funzionari arabi citati dal quotidiano statunitense "Wall Street Journal", i ministri degli Esteri di Egitto, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan si sono riuniti all'alba del 19 marzo a Riad per cercare una via d'uscita negoziale dal conflitto.
Un ostacolo rilevante era però l'assenza di interlocutori iraniani ritenuti affidabili dopo l'uccisione, da parte di Israele, del responsabile della sicurezza nazionale Ali Larijani. L'intelligence egiziana avrebbe quindi aperto un canale con le Guardie rivoluzionarie iraniane, proponendo una sospensione delle ostilità di cinque giorni per favorire un cessate il fuoco. Questi contatti avrebbero contribuito all'annuncio di ieri da parte di Trump, che poche ore prima aveva minacciato di colpire le centrali elettriche iraniane se Teheran non avesse riaperto lo Stretto di Hormuz.
Il rinvio degli attacchi ha avuto effetti immediati sui mercati, innescando ieri un forte rialzo delle borse statunitensi e un calo dell'11 per cento del greggio Brent, sceso sotto i 100 dollari al barile. Tali dinamiche hanno avuto però breve durata, e le apparenti smentite di Teheran hanno già invertito le tendenze dei mercati. Nonostante i segnali di apertura, le posizioni restano distanti. Teheran chiede garanzie contro futuri attacchi da parte di Stati Uniti e Israele e compensazioni per i danni di guerra, mentre Washington continua a chiedere la fine del programma nucleare iraniano, lo stop ai missili balistici e il taglio del sostegno alle milizie alleate. Tra i nodi principali resta il futuro dello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa circa il 20 per cento del petrolio mondiale. L'Iran avrebbe suggerito l'introduzione di tariffe di transito: una proposta contestata dai Paesi del Golfo, timorosi di un rafforzamento dell'influenza iraniana sui flussi energetici.
Stando alle fonti citate dal "Wall Street Journal", sono in discussione possibili colloqui diretti, forse in Pakistan o Turchia, con la partecipazione dell'inviato statunitense Steve Witkoff o di Jared Kushner, mentre l'Iran potrebbe essere rappresentato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Non è esclusa la presenza del vicepresidente James David Vance in caso di progressi concreti. I contatti diplomatici proseguono anche tramite mediatori come Qatar, Oman, Francia e Regno Unito, mentre Washington si prepara a negoziare con una leadership iraniana più rigida guidata dalla nuova guida suprema Mojtaba Khamenei. Trump ha affermato che gli Stati Uniti sono in contatto con un alto esponente iraniano considerato influente a Teheran, senza rivelarne il nome per ragioni di sicurezza, segnalando che la finestra negoziale resta aperta nonostante le forti divergenze.

