Dalla piccola isola corallina con storia millenaria al cuore delle esportazioni di greggio iraniano, Kharg è ora sorvegliata dalle Guardie Rivoluzionarie e al centro del conflitto energetico
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Smoke rises from the direction of an energy installation in the Gulf emirate of Fujairah on March 14, 2026. Smoke could be seen rising from the direction of a major UAE energy installation on March 14, in what appeared to be the latest strike targeting the Gulf's petroleum facilities hours after the US struck Iran's Kharg Island. (Photo by AFP) /
Dopo essere rimasta sorprendentemente fuori dal mirino nelle prime settimane del conflitto, l’isola di Kharg è diventata nelle ultime ore uno dei principali bersagli energetici della guerra. Nella notte gli Stati Uniti hanno condotto un raid aereo che, secondo fonti militari, ha colpito più di novanta obiettivi collegati alle forze iraniane. Tra i punti sensibili dell’area c’è proprio la piccola isola nel Golfo Persico che rappresenta il cuore delle esportazioni petrolifere dell’Iran.
Kharg – talvolta traslitterata anche come Khark, parola persiana che indica il “dattero acerbo” – è un minuscolo territorio corallino di circa venti chilometri quadrati. Per avere un’idea delle dimensioni, la sua superficie è poco più del doppio di Capri e circa un terzo di Manhattan. L’isola si trova a circa 25 chilometri dalla costa iraniana e a quasi 500 chilometri a nord-ovest dello strategico stretto di Hormuz.
Nonostante il paesaggio arido e coperto di bassa vegetazione, Kharg ospita il principale terminal petrolifero dell’Iran. Da qui transita circa il 90% del greggio esportato dal Paese, rendendo l’isola uno snodo cruciale per l’economia energetica di Teheran e per i flussi petroliferi globali.
Dietro la sua attuale vocazione industriale si nasconde però una storia molto più antica. L’area conserva tracce di insediamenti umani risalenti alla fine del secondo millennio avanti Cristo. Nel Settecento gli olandesi vi costruirono un centro commerciale e una fortificazione, poi saccheggiati nel corso delle rivalità coloniali. Nel secolo successivo l’isola fu temporaneamente occupata dagli inglesi durante la guerra anglo-persiana, prima di tornare sotto controllo olandese.
La vera trasformazione arrivò nel Novecento con l’espansione dell’industria petrolifera iraniana negli anni Sessanta e Settanta. In quel periodo Kharg divenne progressivamente il principale punto di imbarco del greggio iraniano, soprattutto quando il traffico delle grandi petroliere venne spostato dal porto di Abadan, situato più a nord al confine con l’Iraq.
Durante la guerra tra Iran e Iraq l’isola fu più volte presa di mira. Nel 1986 un bombardamento particolarmente pesante danneggiò gravemente le infrastrutture petrolifere, mettendo fuori uso gran parte degli impianti. Dopo la fine del conflitto, Teheran avviò un vasto programma di ricostruzione che permise di ripristinare la capacità di esportazione.
Oggi Kharg è una piattaforma energetica altamente specializzata: decine di enormi serbatoi di stoccaggio occupano la parte meridionale dell’isola, mentre lunghi pontili in acque profonde consentono l’attracco delle superpetroliere. Accanto agli impianti industriali sorgono alloggi per il personale e una piccola pista d’atterraggio che collega l’isola alla terraferma.
Ogni giorno milioni di barili di petrolio estratti dai principali giacimenti iraniani – tra cui Ahvaz, Marun e Gachsaran – arrivano qui attraverso una rete di oleodotti prima di essere caricati sulle navi dirette verso i mercati internazionali.
Proprio per la sua importanza strategica, l’accesso all’isola è rigidamente controllato. Kharg è oggi considerata una sorta di “zona chiusa”, sorvegliata dalle Guardie Rivoluzionarie iraniane e sottoposta a severe restrizioni militari.
Un’immagine molto diversa da quella evocata negli anni Sessanta dallo scrittore iraniano Jalal Al-e-Ahmad, che visitò l’isola prima della sua trasformazione industriale e la descrisse come una solitaria “perla orfana del Golfo Persico”.


