L’Iran accelera sul controllo dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico energetico globale, preparando una legge per introdurre un pedaggio alle navi in transito. Secondo quanto riferito da agenzie locali, il Parlamento di Teheran sta definendo un provvedimento che prevede il pagamento di tariffe in cambio della sicurezza garantita lungo il corridoio marittimo. Una misura che rafforza la richiesta iraniana di riconoscimento internazionale della propria sovranità sullo Stretto, già inserita tra le condizioni per una possibile tregua nel conflitto in corso.

La prospettiva di una stretta su Hormuz agita i mercati e suscita dure reazioni nella regione. Il ministro emiratino e numero uno della compagnia petrolifera statale, Sultan al-Jaber, ha definito la militarizzazione dell’area «terrorismo economico» contro consumatori e famiglie a livello globale, denunciando i rischi per la stabilità delle forniture energetiche.

Sul piano militare, la notte è stata segnata da un’escalation di attacchi incrociati. Missili lanciati dal Libano da Hezbollah hanno colpito Tel Aviv e il centro di Israele, mentre nelle ore successive le difese aeree israeliane sono entrate in funzione per intercettare nuovi lanci provenienti dall’Iran. Non si segnalano vittime. L’esercito israeliano ha quindi annunciato di aver condotto «attacchi su larga scala» contro infrastrutture iraniane in diverse aree del Paese.

La tensione si estende anche al Golfo: gli Emirati Arabi Uniti hanno attivato i propri sistemi di difesa per rispondere a minacce di missili e droni attribuite a Teheran.

Intanto, sul fronte politico-diplomatico, si moltiplicano i tentativi di mediazione. Secondo fonti internazionali, l’Iran avrebbe respinto una proposta negoziale statunitense articolata in 15 punti, giudicandola poco credibile, e ha avanzato cinque condizioni per il cessate il fuoco: stop agli attacchi da parte di Stati Uniti e Israele, garanzie contro nuovi conflitti, risarcimenti per i danni di guerra, fine delle ostilità sugli altri fronti legati a gruppi alleati e riconoscimento della sovranità iraniana su Hormuz.

In questo contesto, Donald Trump ha affermato che i negoziatori iraniani temono ritorsioni interne. Washington, pur lavorando all’organizzazione di nuovi colloqui nel fine settimana in Pakistan con la mediazione anche della Turchia, ha deciso di rafforzare la propria presenza militare nella regione inviando altri 2.000 paracadutisti.

Secondo la Cnn, infine, Teheran starebbe preparando anche operazioni sul terreno, con piani per un possibile sbarco sull’isola di Kharg e il posizionamento di mine e trappole nell’area.