Sale nuovamente la tensione dopo lo stallo nei negoziati. Il Pentagono assicura che Washington è «pronta all’azione». L’Iran replica annunciando di possedere armamenti avanzati mai utilizzati e conferma che il Pakistan continua a mediare tra le due parti.
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Gli Stati Uniti tornano a usare toni durissimi nei confronti dell’Iran dopo il rallentamento dei negoziati diplomatici sul nucleare e sulla crisi nel Golfo Persico.
Il vice capo di Gabinetto della Casa Bianca Stephen Miller, intervistato da Fox News, ha rivolto un pesante avvertimento alla leadership iraniana.
Secondo Miller, Teheran dovrà scegliere se accettare un accordo ritenuto soddisfacente da Washington oppure affrontare “una punizione militare come non si è mai vista nella storia moderna”.
Parole che segnano un ulteriore irrigidimento della posizione americana dopo la bocciatura del piano in 14 punti presentato nei giorni scorsi dall’Iran.
Il Pentagono: «Siamo pronti all’azione»
A rafforzare il messaggio della Casa Bianca è stato anche il segretario alla Difesa Pete Hegseth.
Con un post pubblicato su X, il capo del Pentagono ha ribadito che gli Stati Uniti sono “pronti all’azione”, condividendo una dichiarazione del vicepresidente JD Vance durante un briefing alla Casa Bianca.
“Non concluderemo un accordo che consenta agli iraniani di dotarsi di un’arma nucleare”, ha affermato Vance.
“Non vogliamo imboccare quella strada, ma il presidente Trump è disposto e in grado di farlo qualora fosse necessario”, ha aggiunto il vicepresidente americano. Le dichiarazioni confermano come Washington continui a valutare anche opzioni militari nel caso di un fallimento definitivo del negoziato.
La risposta iraniana: «Abbiamo armi mai usate»
Da Teheran arrivano però segnali altrettanto duri. Una fonte militare iraniana, citata dall’agenzia russa Ria Novosti, ha dichiarato che l’Iran dispone di armamenti avanzati sviluppati internamente e “mai utilizzati sul campo di battaglia”.
Secondo la stessa fonte, il Paese sarebbe pronto a fronteggiare un’eventuale escalation con gli Stati Uniti senza particolari difficoltà sul piano difensivo. “Questa volta non intendiamo agire con moderazione”, avrebbe avvertito la fonte iraniana.
Una risposta diretta alle minacce provenienti dall’amministrazione Trump e che contribuisce ad alimentare il clima di tensione crescente nella regione.
Teheran valuta le osservazioni americane
Nonostante il linguaggio sempre più aggressivo, i canali diplomatici non risultano ancora del tutto interrotti.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha confermato che Teheran “ha ricevuto le osservazioni degli Stati Uniti” sulla proposta avanzata nei giorni scorsi.
“Le stiamo valutando”, ha dichiarato Baghaei all’agenzia Nour News.
Il riferimento è al piano in 14 punti presentato dall’Iran per arrivare a una tregua e a una possibile soluzione della crisi.
Il Pakistan continua la mediazione
Nel frattempo il Pakistan continua a svolgere un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran.
Secondo fonti diplomatiche, Islamabad avrebbe facilitato diversi scambi di messaggi tra i due Paesi proprio a partire dalla proposta iraniana per la fine del conflitto.
Il coinvolgimento pakistano viene considerato strategico soprattutto per evitare un’escalation militare diretta nel Golfo Persico, mentre restano alte le tensioni sullo stretto di Hormuz e sul programma nucleare iraniano.

