La vicenda del porto di Lavagna è tutt’altro che chiusa. Nonostante l’assegnazione della concessione, i passaggi societari e la nascita del nuovo soggetto “Marina di Lavagna”, per chi contesta la procedura il momento decisivo arriva proprio adesso. Il 23 aprile il Consiglio di Stato sarà chiamato a esaminare il ricorso presentato dall’associazione Marina d’Europa. Attorno a questa data si concentra una sfida che ha ormai superato il terreno puramente tecnico ed è diventata anche politica, amministrativa e mediatica.

Il ritorno di Formigoni e la battaglia sul porto

In prima linea c’è Roberto Formigoni, presidente dell’associazione e volto più esposto della contestazione. Sul piano giuridico, invece, il riferimento è l’avvocato Paolo Pizzocri, che difende la linea del ricorso e insiste su un punto molto netto: «Questa gara presenta una manifesta incompatibilità con la normativa comunitaria e con i principi europei di concorrenza, parità di trattamento e trasparenza». Il ritorno di Formigoni sul porto di Lavagna non è stato simbolico. Il sopralluogo dell’ex presidente della Regione Lombardia ha avuto un chiaro significato politico. Ha voluto vedere da vicino la situazione, ascoltare, osservare e poi rilanciare una posizione durissima: la gara, secondo Marina d’Europa, non regge e deve essere rifatta. Una linea che il fronte del ricorso presenta non come una provocazione, ma come la conseguenza di un vizio strutturale dell’intera procedura.

«Gara incompatibile con il diritto europeo»

Pizzocri lo dice senza giri di parole: «Non stiamo discutendo di un dettaglio marginale o di un’irregolarità sanabile. Qui il problema è sostanziale: se una gara contrasta con il diritto europeo, la pubblica amministrazione ha il dovere di intervenire». È questa la base dell’offensiva di Marina d’Europa, che punta a mettere in discussione l’intero impianto della concessione del porto di Lavagna.
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