La sindaca di Genova piace a Renzi, ai Berlusconi e parzialmente anche al Pd: se l'operazione grande centro prende forma, il centrodestra rischia di perdere proprio i voti moderati che lo tengono in vita
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Silvia Salis non è più soltanto la sindaca di Genova. Nelle ultime settimane il suo nome gira nei salotti politici romani come possibile volto di un’operazione molto più ambiziosa: costruire un nuovo centro capace di parlare ai riformisti, ai moderati, ai cattolici democratici e a quella parte di Forza Italia che non vuole farsi inghiottire dalla destra di Giorgia Meloni. Il retroscena, se confermato, pesa come una mina sotto la maggioranza: Marina Berlusconi guarderebbe con interesse alla sindaca genovese, Matteo Renzi fiuta l’occasione e Palazzo Chigi comincia a misurare il rischio di un ribaltone politico nella prossima legislatura.
Perché Silvia Salis piace al centro
Salis offre ciò che molti cercavano da tempo: un profilo giovane, amministrativo, riconoscibile, ma non ancora consumato dalle guerre romane. Non porta addosso il marchio di una corrente, non spaventa l’elettorato moderato e può parlare sia a un pezzo di centrosinistra sia a quell’area borghese e produttiva che non si riconosce nella sinistra radicale, ma nemmeno vuole consegnarsi per sempre alla leadership meloniana.
È qui che il nome della sindaca di Genova diventa politico. Non basta vincere o amministrare bene una città: il punto è diventare una possibile figura di raccordo. E Salis, oggi, sembra avere proprio questa funzione. Può tenere insieme mondi diversi senza apparire come l’ennesimo prodotto di laboratorio.
Marina Berlusconi osserva, Forza Italia si muove
Il vero detonatore resta Arcore. Forza Italia continua a sostenere il governo, Antonio Tajani ripete la linea della lealtà e il partito resta formalmente dentro il centrodestra senza strappi. Ma la famiglia Berlusconi guarda anche al dopo. Marina e Pier Silvio ragionano su un futuro in cui Forza Italia non diventi una semplice dependance di Fratelli d’Italia.
Per questo l’attenzione verso Salis non rappresenterebbe una curiosità mondana, ma un segnale politico. Se il mondo berlusconiano comincia a guardare a un volto capace di dialogare con il centrosinistra moderato, significa che qualcuno prepara un piano B. Non per oggi, forse nemmeno per domani, ma per il momento in cui i numeri della prossima legislatura potrebbero rendere indispensabile un nuovo equilibrio.
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