Sono in tanti ad aver deciso di vivere lontano dai ritmi frenetici e dalle convenzioni sociali moderne. Ecco alcuni percorsi “alternativi” raccontati dal documentarista Natalino Stasi
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È possibile cambiare vita? Spesso ci convinciamo che l’esistenza sia un binario rigido, un percorso obbligato fatto di scadenze, doveri e ritmi imposti dall'esterno. Eppure, la vera rivoluzione risiede nella consapevolezza che possiamo assumere un atteggiamento differente per governare l’esistente, smettendo di subire la realtà per iniziare a modellarla secondo i nostri bisogni più autentici. Cambiare approccio non significa necessariamente fuggire, ma riprendere in mano il timone del proprio tempo e delle proprie priorità.
Proprio su questa filosofia si innesta il lavoro di Natalino Stasi, un documentarista che, attraverso l'obiettivo della sua telecamera, è riuscito a offrire spunti di riflessione a milioni di utenti del web. Con uno sguardo attento, nitido e profondamente empatico, Stasi ha saputo raccontare su Youtube le note e le sfumature di una vita che non smette mai di stupire, portando alla luce percorsi che molti considererebbero "impossibili". Attraverso questo articolo, proponiamo alcune tra le esperienze più significative da lui documentate in Calabria.
La baita itinerante di Pierluigi: l’autonomia oltre le mura
Pierluigi ha scelto di trasformare la mobilità in una forma di stanzialità creativa. All'interno del suo furgone, meticolosamente convertito in una baita in miniatura con rivestimenti in legno che profumano di casa, ha trovato la soluzione a uno dei grandi nodi dell'uomo moderno: la schiavitù del costo della vita. Con una spesa mensile che non supera i 300 euro, ha abbattuto la barriera dell'ansia economica, dimostrando che è possibile abitare il mondo senza esserne soffocati dai costi fissi. La sua non è una vita di privazioni, ma di selezione: scegliere la vista dal "finestrino" ogni mattina significa riappropriarsi del potere decisionale sulla propria giornata, trasformando cinque metri quadri in un universo di possibilità dove il superfluo non ha spazio fisico per entrare.
Sara: la metamorfosi dal lusso della moda al silenzio del van
Il percorso di Sara è una parabola di trasformazione interiore che colpisce per il suo radicalismo estetico e valoriale. Dopo anni passati nel mondo della moda, un settore che vive di ritmi frenetici e di un'immagine costantemente proiettata verso l'esterno, Sara ha scelto di contrarre il proprio perimetro d'azione in un van di soli tre metri quadri tra i boschi calabresi. Questa scelta non è una rinuncia alla bellezza, ma la scoperta di una meraviglia più profonda e tattile, fatta di terra, cicli naturali e luce solare. Il suo "cambio di approccio" insegna che la libertà non si trova nell'ampiezza degli spazi che possediamo, ma nella capacità di ridurre il rumore di fondo per tornare ad ascoltare le proprie necessità biologiche e spirituali.
Chiara e l’abbraccio della Sila: la solitudine come conquista
Mentre la modernità ci spinge a una connessione costante e spesso tossica, Chiara ha eletto le montagne calabresi a proprio tempio personale. La sua vita in solitudine tra le vette silane non è un atto di chiusura verso il mondo, ma una scelta consapevole di benessere psicofisico. In questo contesto, Chiara sfida lo stigma della solitudine, dimostrando che l'isolamento geografico può tradursi in una pienezza emotiva sconosciuta a chi vive immerso nella folla urbana. La sua presenza in montagna è un monito sulla necessità di ritagliarsi spazi di silenzio per difendersi dall'ansia della performance sociale; la Sila non è per lei un deserto, ma un interlocutore vivo che offre risposte laddove la città pone solo domande.
Frédéric: vent’anni di eremitaggio tra amore e appartenenza
La storia di Frédéric è quella di un radicamento che supera i confini nazionali e le convenzioni temporali. L'eremita francese, che da oltre due decenni ha scelto i monti calabresi come dimora, incarna la figura del saggio moderno che ha trovato la pace attraverso la sottrazione. Il suo non è stato un impulso passeggero, ma un innamoramento profondo per una terra che lo ha accolto e che lui ha imparato a leggere con la pazienza di chi non ha fretta di arrivare da nessuna parte. La sua esperienza suggerisce che la "casa" non è il luogo in cui si nasce, ma quello in cui il proprio ritmo interiore si allinea con quello del paesaggio circostante. Frederic vive il presente con una densità che la vita cittadina, frammentata da mille notifiche, ha ormai smarrito.
Eugenio e la pastorizia: la fatica che libera dallo stress
La famiglia di Eugenio, con i suoi figli, rappresenta un ritorno alla terra che non ha nulla di romanzato, ma che affonda le radici nella concretezza della fatica quotidiana. Eppure, proprio in questo sforzo legato alla pastorizia, hanno trovato un vaccino contro la malattia del secolo: lo stress da iper-produttività. Nonostante i sacrifici fisici e le sveglie prima dell'alba, la loro dichiarazione di libertà risiede nel controllo diretto del proprio lavoro. Non ci sono obiettivi trimestrali o scadenze aziendali, ma solo il benessere del gregge e il rispetto per i tempi della natura. Il loro esempio dimostra che è possibile essere parte attiva del ciclo economico senza farsi divorare dall'ansia, ritrovando nella cooperazione familiare una forza che l'individualismo moderno ha dimenticato.
Il salto estremo: dalla metropoli di New York alla tenda in Calabria
Forse il contrasto più stridente e affascinante è offerto da chi ha deciso di scambiare l'orizzonte dei grattacieli di New York con il telo di una tenda immersa nella macchia mediterranea. Questa scelta rappresenta l'apice della decrescita felice: vivere con 250 euro al mese nel cuore della natura calabrese è un esperimento sociale vivente. Dopo aver vissuto nel centro nevralgico del capitalismo globale, Mattia, giovane calabrese, ha compreso che il vero benessere non risiede nel potere d'acquisto, ma in quello di gestione del proprio tempo. La yurta diventa un simbolo di estrema fragilità e, paradossalmente, di estrema forza: non possedere nulla per possedere tutto, trasformando la natura da scenario a compagna di vita quotidiana.
Sei storie che non sono fughe dalla realtà, ma immersioni in una vita più autentica. Percorsi che insegnano che la Calabria non è solo una regione geografica, ma una possibilità dell'anima: un luogo dove è ancora permesso fermarsi, respirare e decidere che la propria esistenza vale molto più della velocità con cui la consumiamo.










