Una storia che parte da lontano, radicata nel mare e nelle generazioni. Siamo a Schiavonea, Corigliano Rossano. Arturo Bianco, biologo e imprenditore, racconta il suo percorso tra tradizione familiare e scelte innovative, con uno sguardo attento alle difficoltà del comparto pesca. «Rappresento la quinta generazione di gente di mare», spiega. Un’eredità importante, che però lo ha portato a prendere una strada diversa.

Laureato in Scienze biologiche, Bianco ha iniziato la sua carriera lontano dalle barche, lavorando anche nel settore farmaceutico, prima di tornare alle origini dopo la malattia del padre.

Da quel momento nasce un progetto ambizioso: un centro di ricerca sulla biodiversità marina. Un’idea che, nel tempo, si trasforma in attività produttiva. «Mi dissero che servivano moduli produttivi, così ho iniziato a studiare soluzioni concrete». Nascono così le gabbie sommergibili, un sistema ideato per contrastare i furti e migliorare la qualità dell’allevamento. Strutture posizionate fino a 50 metri di profondità, in un’area di 36 ettari, dove vengono allevate spigole e orate secondo criteri rigorosi.

L’azienda segue un protocollo biologico preciso: densità ridotta, alimentazione controllata e assenza totale di sostanze chimiche. «Non utilizziamo antibiotici né additivi, il pesce deve crescere in modo naturale», sottolinea. Una scelta che garantisce qualità, ma che incide sui costi. Ed è proprio il tema economico uno dei punti più delicati. Il mercato, infatti, premia spesso il prezzo più basso rispetto alla qualità. «Un pesce importato costa meno, il nostro arriva a 20 euro al chilo», spiega Bianco, evidenziando come la vendita si concentri soprattutto nel Nord Italia.

Accanto all’allevamento, emerge anche il tema dell’innovazione nella pesca. Bianco ha presentato un peschereccio con propulsione ibrida, capace di utilizzare gasolio, idrogeno ed energia elettrica. Una soluzione che permette di ridurre i consumi fino al 30%. «Si tratta di un sistema semplice che può cambiare la dipendenza energetica», afferma. Tuttavia, non mancano timori legati agli interessi economici che ruotano attorno ai carburanti tradizionali.

Il quadro che emerge è quello di un settore in difficoltà, ma con margini di crescita ancora concreti. Investimenti, ricerca e nuove tecnologie possono offrire risposte, a patto che vengano sostenute da politiche mirate e da una maggiore attenzione alla qualità.

Un altro tema riguarda l’enogastronomia. Nei piatti della ristorazione ionica manca il profumo del pesce fresco, a differenza di quanto accade sulla costiera amalfitana. Gran parte del pescato viene destinata ai mercati del Centro-Nord e solo una quota ridotta resta sul territorio. Una dinamica legata a interessi economici che finisce per incidere sulla qualità.