L’incontro tra i due giovani autori diventa un viaggio tra borghi, emozioni e radici, trasformato in un libro che celebra una Calabria autentica, lontana dagli stereotipi
Tutti gli articoli di Storie
PHOTO
Due giovani calabresi, Alessandro e Danilo, dopo essersi incontrati sui social, si ritrovano qualche mese dopo ad affrontare un cammino insieme attraverso la Calabria. Un viaggio di scoperta, riscoperta e profonda guarigione in cui ognuno di loro, e al tempo stesso insieme, affronterà e condividerà gioie e paure, mentre Mamma Calabria li cullerà dolcemente tra le proprie braccia.
Chi sono questi due giovani? Alessandro Frontera camminatore seriale, storyteller e scrittore in erba già autore del libro Calabria Coast Tu Coast ci propone il secondo capitolo dei suoi viaggi da mare a mare. Lentamente scopre e racconta la Calabria mentre se ne innamora sempre di più.
Danilo Verta nativo di Altomonte (CS) ha trasformato la sua passione per la Calabria in una missione professionale fondando il tour operator Vita Calabra Tours attraverso il quale oggi accompagna i discendenti calabresi provenienti principalmente da Stati Uniti e Australia alla scoperta delle proprie radici creando ponti emotivi e storici tra il passato e il presente.
Con il loro libro, Mamma Calabria, hanno partecipato e vinto il primo premio nella sezione romanzi al premio letterario “Egidio Chiarella” nella II edizione del 2025. Abbiamo sentito Alessandro.
Il vostro libro nasce da un cammino fisico ma racconta soprattutto un viaggio interiore: quando avete capito che non si trattava più solo di attraversare la Calabria, ma di attraversare voi stessi?
Crediamo che lo abbiamo percepito durante la costruzione di questo viaggio. Abbiamo dato fin da subito un alto valore a questo cammino, non pensando soltanto alla fisicità nell'affrontarlo, ma soprattutto a quello che avrebbe significato per noi. Infatti a pochi chilometri dalla partenza, la magia del viaggio si è palesata attraverso i messaggi di mamma Calabria.
In “Mamma Calabria” la terra diventa quasi una presenza viva, una madre: quanto c’è di simbolico e quanto invece di reale in questo rapporto così intenso con il territorio
Crediamo che il simbolismo possa essere qualcosa di magico, etereo, invisibile ma che, se osservato e ascoltato nel modo giusto, possa diventare molto reale. Noi proviamo ad essere testimoni di questo, di come la terra sia viva e comunichi con noi continuamente. Forse ascoltare la Calabria e, la natura in generale, ci aiuterebbe a vivere e a trattarla meglio.
Lei, Alessandro, racconta anche un momento di fragilità personale, legato alla malattia: in che modo quella esperienza ha cambiato il modo di guardare il viaggio e la vita?
Penso sia stato fondamentale quel tipo di approccio, o forse voglio credere fortemente che per me sia stato così. Mettersi in gioco e affrontare una sfida così grande in un momento alquanto difficile può aiutare ad uscire da uno stato mentale e fisico molto negativo. Oggi sicuramente affronto la vita e il viaggio in modo diverso, più consapevole.
Il tema del convegno che si terrà nei prossimi giorni, è “Tornare, Restare e Reinventarsi”: la sua scelta di vita sembra racchiudere tutte e tre queste dimensioni. Qual è stata la più difficile da affrontare?
Credo le fasi intermedie di passaggio da un punto all’altro. Una volta presa la decisione è stato tutto più semplice. Ricordo quando arrivai in Calabria: mi sentii a casa fin dal primo istante, e fu così anche quando mossi i primi passi del mio primo cammino. Fu tutto così naturale.
Nel libro emerge una Calabria lontana dagli stereotipi: cosa rischiamo di perdere se continuiamo a raccontarla solo attraverso i luoghi comuni?
Rischiamo di perdere la memoria dei luoghi e soprattutto le persone che lo abitano. Ogni paese racchiude qualcosa di unico e speciale, con le sue bellezze ma anche attraverso le difficoltà oggettive di vivere nelle aree interne. Bisogna non solo capire come raccontare, ma bisogna imparare a vivere questi luoghi.
Il cammino lento è al centro della sua esperienza: in una società veloce e digitale, è ancora possibile educare le persone alla lentezza?
È un processo complesso, ma non impossibile, anche perché questa azione di racconto e educazione la si fa attraverso i social che sono forse lo strumento più veloce che attualmente la società utilizza. Allora fermarsi e rallentare aiuta ad analizzare, capire, ascoltare e scoprire chi siamo davvero. E farlo a piedi, lentamente, nella natura viene tutto magicamente amplificato.
Dopo questo viaggio e questo libro, qual è oggi la sua idea di futuro: personale e, soprattutto, per la Calabria?
Dopo questo viaggio penso che la Calabria ha un futuro in ogni caso, sta a noi volerlo scrivere e costruire. Nella mia visione bisogna avere la pazienza di scoprire cosa custodisce questa regione così da poter comprendere al meglio ciò che andrebbe valorizzato. Non dobbiamo commettere l'errore di uniformare i luoghi e soprattutto permettere al turismo di massa di invadere i nostri luoghi. Siamo lenti, da vivere con calma e silenzio, apprezzando la natura sconfinata che spazia dalle montagne fino al mare, facendosi abbracciare dalla identitaria e calorosa accoglienza della gente di questa terra e, ovviamente, da mamma Calabria.

