Non solo Harry che, dalla notte di ieri, sferza Calabria, Sicilia e Sardegna con venti, mareggiate e piogge. Negli ultimi anni il Mediterraneo ha mostrato sempre più spesso il suo volto tropicale. I cosiddetti cicloni mediterranei, noti anche come medicanes, hanno colpito diverse aree del bacino con piogge torrenziali, venti violenti e mareggiate, lasciando dietro di sé vittime, distruzione e interrogativi sul futuro climatico della regione.

Uno degli eventi più drammatici è stato il ciclone Ianos, che nel settembre 2020 ha investito la Grecia occidentale. Raffiche oltre i 120 km/h, piogge eccezionali e allagamenti diffusi causarono la morte di almeno quattro persone e danni ingenti a infrastrutture, abitazioni e coltivazioni. Ianos rappresentò uno dei medicanes più intensi mai osservati nel Mar Ionio.

Nel novembre 2021 fu la Sicilia a fare i conti con una fase di maltempo estremo associata a un ciclone mediterraneo che colpì in particolare l’area orientale dell’isola. A Catania caddero oltre 400 millimetri di pioggia in poche ore, un quantitativo paragonabile a quello di mesi interi. Strade trasformate in fiumi, auto trascinate via dall’acqua e due vittime resero quell’evento uno dei più gravi degli ultimi decenni per l’isola.

Nel settembre 2023 il ciclone Daniel mostrò come questi fenomeni possano avere effetti devastanti anche oltre i confini europei. Dopo aver interessato Grecia e Turchia, Daniel raggiunse la Libia orientale, dove piogge eccezionali provocarono il collasso di due dighe nella città di Derna. L’ondata di piena causò migliaia di morti e dispersi, trasformando l’evento in una delle peggiori catastrofi naturali del Mediterraneo moderno.

Più recentemente, nel 2024 e 2025, diverse perturbazioni con caratteristiche simil-tropicali hanno colpito l’Italia meridionale, in particolare Calabria, Sicilia e Ionio. Venti di burrasca, mareggiate e piogge intense hanno provocato frane, smottamenti, interruzioni della viabilità e danni alle reti elettriche, confermando una tendenza ormai ricorrente.

Gli esperti sottolineano come il riscaldamento delle acque del Mediterraneo giochi un ruolo chiave nello sviluppo di questi sistemi. Sebbene i medicanes restino fenomeni meno potenti rispetto agli uragani tropicali, il loro impatto può essere comunque devastante, soprattutto in territori fragili e densamente urbanizzati.

I cicloni mediterranei non sono più eventi rari o eccezionali, ma segnali evidenti di un clima che cambia. Un’evoluzione che impone maggiore attenzione alla prevenzione, alla pianificazione territoriale e alla cultura del rischio, perché il maltempo estremo, nel Mediterraneo, è ormai una realtà con cui fare i conti.