Una riflessione critica sulla memoria storica e sullo stato attuale delle istituzioni democratiche. Contro le celebrazioni vuote, un richiamo alla responsabilità politica e civile
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I ricordi dei momenti significativi non devono essere riti ripetitivi di copioni.
Spesso i destinatari dei messaggi degli accadimenti celebrati,sono ignoti.
Gli auspici accorati dei rappresentanti delle istituzioni sono affidati il più delle volte al vento.
Mi auguro che questo 18 aprile sfugga i commenti di circostanza,senza interesse. Quel mondo è una eco del passato.
Il 18 aprile del 1948 la Democrazia Cristiana di Alcide De Gasperi e e i partiti riformisti conquistarono la maggioranza alle elezioni politiche.
La scelta per la democrazia e per la libertà del popolo italiano veniva confermata e l’avventurismo sconfitto.
Il sacrificio di tanti nella lotta di liberazione, il voto referendario del Referendum istituzionale del 1946 per la Repubblica e per l’Assemblea Costituente, che avrebbe redatto e approvato la Carta Costituzionale, costituirono i riferimenti, che hanno dato alimento e forza alle libertà civili.
Oggi non è ieri.
Anche se ieri come oggi i puntelli democratici erano e sono deboli.
Ieri erano in “allestimento” e oggi sono usurati da disaffezioni e da implacabili smemoratezze.
Il 18 aprile non è una giornata da ricordo frettoloso, come un adempimento più dovuto che sentito,ma deve essere l’occasione per riflettere. Bisogna chiedersi che cosa rimane di quella stagione,delle tante passioni e delle diffuse esaltazioni per le ritrovate libertà civili disperse per troppo tempo.
Le risposte a quelle domande sono spesso superficiali.
I principi ispiratori della nostra Carta Costituzionale sono confinati in penombra, il Parlamento ha perso centralità e non è più sostanziale depositario della sovranità popolare.
Infatti i parlamentari sono nominati da cordate di potenti che hanno sostituito i partiti. Oggi è in atto un disegno di smantellamento della nostra democrazia.
Una legge elettorale illiberale con un alto premio di maggioranza,il progetto del premierato affossano definitivamente la Costituzione. Da Repubblica parlamentare a Repubblica presidenziale.
Già la presidente del consiglio si sente investita di questo potere e opera in conseguenza con un Parlamento svuotato.
Ma per andare alla Repubblica presidenziale bisogna eleggere una Assemblea Costituente.
È insano il pensiero di fare leva sulle modifiche previste dall’’art.138 della Costituzione.
Mi auguro che in questo 18 aprile amici un tempo democristiani, ora ben ancorati altrove agli antipodi dell’insegnamento degasperiano e della storia democratica cristiana, si astengano da celebrazioni strumentali e di facciata.
Gli insulti hanno un limite.
Ognuno stia dove deve stare senza false nostalgie.
Noi rimaniamo nel solco di una scelta di vita e di dignità che non abbiamo mai osato solo pensare di svendere!

