In mezzo alla quantità impressionante di immondizia mediatica che la stampa di destra ha scatenato sui presunti finanziamenti ad Hamas da parte del Movimento chiamato, con insopportabile neologismo, “Pro Pal” il giorno di Capodanno è uscito su Linkiesta un articolo di Maurizio Assalto che ha almeno il pregio dell’equilibrio.

Il titolo è “Cattivi maestri. Anche se Hannoun fosse innocente le sue parole restano inaccettabili”.

Al di là dell’uso censorio e moralistico dell’espressione “cattivi maestri”, francamente fastidioso, la tesi di fondo contenuta in quell’articolo, bene riassunta dal titolo, è più che condivisibile.

Io, nel mio piccolo, queste cose le ho dette in tempi non sospetti: “Chi oggi, con troppa disinvoltura, identifica la causa della Palestina con Hamas, deve considerare che la eventuale vittoria della Palestina così come la vuole Hamas sarebbe la vittoria di uno stato confessionale, in cui prevarrebbe il più fanatico ed intollerante integralismo religioso, non quello stato laico e perfino socialista che le varie componenti dell’Olp avrebbero voluto a suo tempo” (Carlo Crippa, Nel conflitto tra israeliani e palestinesi solo il ritorno alla politica può scongiurare la distruzione reciproca, LaC News24, 20 ottobre 2023)

Ma, domandiamo ad Assalto, è questo il punto?

E’ piuttosto strano che la stampa di destra e la destra nel suo insieme, sempre pronte a piagnucolare sull’”uso politico” della magistratura, non si siano accorte che in questo caso l’uso politico della magistratura c’è eccome.

La cosiddetta Operazione Domino è un attacco, in realtà governativo, al movimento di sostegno alla Palestina, condotto con una mostruosità giuridica di dubbia costituzionalità, basata su accuse di dubbia attendibilità, con ogni probabilità “suggerite” da fonti dal regime di Netanyau, che è, in tutta evidenza, un regime fascista di ispirazione sionista.

L’operazione si è mostrata, dal principio, roboante e di grande effetto mediatico. Ecco perché ha fatto esultare la destra, che su questo adesso è “fiduciosissima” nella magistratura.

Si da il caso però che Hannoun già nel 2006 sia stato indagato per terrorismo dalla Procura di Genova ed il giudice delle indagini preliminari Maurizio De Matteis all’epoca era arrivato alla conclusione che le sue «manifestazioni di simpatia verso Hamas» avevano «scarsa validità indiziante», aggiungendo che «la pretesa di far discendere la contestazione dalla asserita commistione tra Hamas e le associazioni umanitarie è argomento appena sufficiente per un’analisi politica o sociale del fenomeno, ma non per una decisione giudiziaria».

Oggi la giudice Silvia Carpanini ritiene che non esista alcuna differenza tra attività benefica ed attività combattente.

Di fronte all’autorevole parere della magistratura bisogna inchinarsi, ma c’è da domandare: esiste la prova concreta del fatto che i fondi partiti con denaro contante dall’Italia e diretti a Gaza in container con apparecchiature sanitarie, di cui si parla nell’ordinanza, siano arrivati nelle mani di Hamas e quindi abbiano contribuito a sostenere e promuovere un’attività terroristica?

Tanto l’Operazione “Domino” che l’ordinanza della giudice Carpanini per il momento non sciolgono il dilemma.

Quanto poi ai “suggerimenti” israeliani sono apertamente esplicitati dalla giudice. Buona parte delle informazioni arrivano dai servizi segreti israeliani ed anche dallo stesso esercito, che le ha elaborate dopo la strage del 7 ottobre. Già nel 2010 però la giudice Francesca Nanni aveva sollevato il problema della difficoltà di acquisire agli atti, come prove, documenti provenienti da un esercito in guerra.

Questi i fatti al livello dell’inchiesta.

Passiamo ora alla lettura politica della vicenda.

La stampa di destra ed anche Assalto si sono “scandalizzati” nel vedere per le strade striscioni che esprimono solidarietà per Hannoun e chiedono la libertà per lui e tutti gli arrestati, delirando sulle parole inneggianti alla “jihad” pronunciate in Italia da Hannoud ed ascoltate “senza battere ciglio” dai “cari amici Pro Pal” (Assalto).

Ebbene, perché no? Chi ha partecipato al movimento di sostegno alla Palestina lo ha fatto in maniera limpida, appoggiando una iniziativa che, fino a prova contraria, appunto, deve essere ritenuta umanitaria.

Ed, anche se le ipotesi di colpevolezza dell’inchiesta Domino si dimostrassero esatte, la solidarietà non si può comunque processare o, parafrasando Maurizio Assalto, anche se Hannoun fosse colpevole le parole usate dalla destra contro il Movimento restano inaccettabili. Infine, una volta per tutte, “jihad” non significa “guerra santa” o “martirio” ma “elevazione”.

Dopo quello che accaduto e continua ad accadere a Gaza è quindi davvero disonesto ed ipocrita, per non dire indecente, sventolare le immagini delle esecuzioni di alcuni collaborazionisti palestinesi, mostrate alla manifestazione di Milano del 18 ottobre 2025, come emblema di “barbarie palestinese”, facendo finta di “scoprire” che in una guerra tutti uccidono. Bisogna vedere chi vuole fermare la guerra e chi non.

Su queste “argomentazioni” crolla anche l’articolo, per altri versi pregevole, di Maurizio Assalto, che nel finale, affabulatorio, caricaturale e derisorio, cita…i Camaleonti per descrivere la qualità degli “applausi” di chi non la pensa come lui e ci spiega che “i nostri studenti pro-Pal” li vede meglio, “tra una lezione ed un corteo, a fare serata con gli amici”.

Assalto si chiede che cosa abbiano a che spartire con Hamas e con la Palestina i gay, le lesbiche, le donne più o meno femministe, gli studenti e i ragazzi “della porta accanto” dei centri sociali.

Beh, la risposta è semplice, addirittura facile: con Hamas niente, appunto, con il popolo palestinese il dovere internazionalista, anche in mancanza di una rappresentanza completamente credibile.

La giornalista e femminista palestinese Asmaa Al-Ghoul, autrice del libro La ribelle di Gaza (E/O, 2024), intervistata su “Le Monde” di Parigi del 4 dicembre 2023, ha dichiarato: «Sebbene i nostri valori, principi e la nostra visione del mondo non siano ‘allineati’, questa guerra brutale non ci ha lasciato altra scelta che difendere Hamas».

Questo significa qualcosa o no? Sarà il caso di considerare il carattere composito del Movimento pro Palestina e non considerare, in malafede, “utili idioti” di Hamas tutti i suoi militanti o no?

La vicenda dell’Operazione Domino e della sua lettura politica in realtà ci conferma, in maniera sconfortante, un’antica cattiva abitudine italiana, quella di trasformare qualsiasi movimento di opposizione antagonista in terrorismo. Questo è avvenuto dai tempi dell’anarchico Cesare Batacchi, morto innocente, da ergastolano, nel carcere di Volterra per le bombe alla processione del Corpus Domini di Firenze del 1876, messe da agenti governativi confessi, passando per la strage di Piazza Fontana, attribuita agli anarchici Pietro Valpreda e Giuseppe Pinelli, fino ad arrivare alle vergognose oscenità di oggi.

E, mentre si consuma questo abominio, abbiamo già assistito alla scena, ancora più indecorosa, della seconda carica dello Stato della Repubblica Italiana, l’onorevole Ignazio La Russa, presidente del Sanato, che ha cercato di trasformare, al contrario, il terrorismo fascista in un elemento di democrazia, non solo senza incorrere nei rigori della legge ma senza nemmeno una censura formale.

Larussa il 26 dicembre 2025 ha infatti commemorato, con un video, il settantanovesimo anniversario della nascita del Movimento Sociale Italiano, raccontando la favoletta, tutt’altro che innocente, secondo la quale quel movimento, fascista e repubblichino, fondato nel 1946 da Giorgio Almirante, fu un partito di galantuomini che “sconfitti dalla storia, sconfitti dalla guerra, sconfitti nella loro militanza, pensarono al futuro”, senza tentare “di sovvertire con la forza ciò che peraltro sarebbe stato impossibile sovvertire", galantuomini che "accettarono il sistema democratico (…) con le loro idee, con il loro retaggio di sconfitti, con la loro speranza di futuro".

Ora, noi questa storia non la ricordiamo un tantino diversa. Per esempio ricordiamo che Giorgio Almirante fu, tra le altre cose, il gerarca fascista che diresse la “Difesa della Razza” e scrisse “Il razzismo ha da essere il cibo di tutti e per tutti'", nonché il ministro repubblichino responsabile del massacro dei partigiani.

Ma lasciamo perdere, perché sono note le difficoltà dell’ex sanbabilino Ignazio La Russa a fare i conti con il suo passato.

Certo, non ci si aspettava una sfrontatezza del genere. Certo, quel video è un’offesa ha chi ha combattuto ed è morto per la libertà civile del nostro paese. Ed infine, certo, le parole di La Russa sono ignobili ed inaccettabili, soprattutto rispetto al suo ruolo istituzionale, che sarebbe quello di rispettare il dettato e lo spirito della nostra Costituzione e non raccontare fiabe sulla buona natura degli squadristi del secondo dopoguerra.

Quello che invece non possiamo proprio lasciare stare è la sua rivendicazione orgogliosa della fiamma tricolore, che compare a tutt’oggi nell’emblema dei Fratelli d’Italia, indicata come “simbolo di continuità”, per usare le sue stesse parole.

Continuità con che cosa? Con la repubblica di Salò? Con il terrorismo nero? Con lo squadrismo sanbabilino, pariolino e vomerino? Con le stragi di stato? Con la strategia della tensione?

Forse è ora che le istituzioni democratiche ed anche la magistratura diventino più rigorose nella tutela dell’identità nazionale.