Dai rifiuti alle cure mediche e agli aiuti del Comune fino alla mancata istruzione: la vicenda dei tre minori tolti ai genitori riaccende il dibattito su diritti, scelte familiari e decisioni dei giudici
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È sicuramente uno dei temi più caldi del momento. Un tema divisivo dove tutti vogliono dire la loro, spesso però come purtroppo accade sovente, senza conoscere i fatti.
Chi sono i genitori. Lei, Catherine Birmingham ha 45 anni, è australiana e nel passato ha insegnato equitazione. Lui, Nathan Trevallion di anni ne ha 51, ha lavorato nell’artigianato e nel mondo della cucina, è di origine britannica. Insieme, hanno una bambina di otto anni e due gemelli di sei anni. Arrivano in Italia nel 2017 dove per loro scelta, inizieranno una vita «off-grid» la cui traduzione letterale intende “fuori dalla rete”, da percepire anche però come uno stile di vita autonomo e non collegato alle reti di energia elettrica, gas, acqua e fognature. La famiglia viveva a Palmoli, un piccolo paesino in provincia di Chieti.
Perché si parla di questa famiglia? Il primo contatto con la giustizia italiana avviene nel 2024 quando tutta la famiglia arriva in pronto soccorso per un’intossicazione alimentare dopo aver ingerito funghi velenosi che aveva procacciato il padre. Già qui, emerge la prima stranezza, una coppia di genitori che vede i figli star male (e contestualmente anche loro) che non chiede aiuto? Già, perché a chiamare i soccorsi non sono stati i coniugi, bensì un amico che si trovava nelle vicinanze e che era preoccupato per il loro stato di salute. Si segnala che durante questa breve degenza in ospedale i genitori rifiutano anche alcune cure per i bambini, come ad esempio il sondino gastrico perché «fatto di silicone». Quest’episodio, è il contatto zero con la giustizia, perché ovviamente il personale medico avvisa i carabinieri dell’accaduto e, di conseguenza, i servizi sociali iniziano a monitorare la famiglia, specie per la salvaguardia dei minori.
150mila euro per permettere le visite mediche: quando il tribunale disporrà le visite mediche per i bambini, la conditio sine qua non imposta dai genitori è il pagamento di 50mila euro a bambino. Richiesta che viene fatta da chi pubblicamente dice che i soldi creano caos e che il suo stile di vita deve essere semplice, così la mamma.
Inizia la ricerca: la mamma, Catherine, insieme ai tre figli lascia Palmoli per raggiungere Bologna, rendendosi così irreperibile ai servizi sociali ed ai carabinieri, solo poi nel mese di dicembre la mamma comunicherà un indirizzo temporaneo affidabile salvo poi rientrare al casolare.
Il rifiuto agli aiuti del Comune: il Comune di Palmoli mette a disposizione della famiglia una casa con utenze pagate per evitare una separazione dai figli. I genitori rifiutano. Il Comune, fa una seconda proposta alla famiglia, declinata anche questa. La terza offerta, a titolo gratuito e con le utenze pagate, è fatta da un imprenditore locale: indovinate? Rifiutato anche quest’aiuto.
Evidentemente, verrebbe da dire, non vogliono vivere in un posto diverso da quel casolare che, a detta della famiglia «è sempre caldo» mentre invece per il tribunale dell’Aquila le condizioni del casolare «non sono idonee alla tutela dell’integrità fisica dei minori» perché come si legge da una perizia «si attesta l’assoluta assenza di impianti elettrici, idrico/sanitario e la carenza di rifinitura e di infissi». Allora un’impresa edile ed un geometra locale si propongono, a titolo gratuito, di ristrutturare gratuitamente il casolare. Bene, rifiutano anche quest’aiuto.
L’allontanamento: intanto, il 13 novembre il Tribunale dei minori dell’Aquila dispone l’allontanamento dei bambini dal nucleo familiare disponendo anche la sospensione della responsabilità genitoriale per, si legge, “un potenziale pericolo di lesione del diritto alla vita di relazione, produttiva di gravi conseguenze psichiche ed educative a carico del minore”. I tre fratellini vengono trasferiti in una casa protetta nella città di Vasto, sempre in provincia di Chieti.
Bronchite acuta con broncospasmo non curata: oltre a non essere stata curata, la bronchite acuta che ha colpita la bambina non era stata neanche segnalata dai genitori che, specie la mamma, dimostrano sin da subito un comportamento per nulla collaborativo con personale medico ed assistenti sociali. Sta di fatto, che dopo un’intossicazione alimentare contratta una bambina di sei anni ha avuto anche una bronchite non segnalata e non originariamente curata.
Il non essere andati mai a scuola: il tutor affidato alla sorella maggiore, di otto anni, scrive in una relazione “è in una fase alfabetica e non ancora ortografica” aggiunge “sa solo scrivere il suo nome sotto dettatura. Per il resto però i bambini non sanno leggere”.
La nota dell’Aimmf: l’Associazione italiana dei Magistrati per i Minorenni e per la famiglia rilascia una nota il 9 marzo scorso. Qui alcuni passaggi fondamentali. «Il tribunale ha indicato quali erano i diritti per cui si è reso necessario l’intervento giudiziale: il diritto alla vita di relazione (art. 2 Cost.), alla salute (art. 32) e all’istruzione (art. 34 Cost.)». Continua: «I genitori non possono esercitare sui figli un potere insindacabile; le loro scelte devono essere ispirate al rispetto dei diritti dei figli». Conclude sull’operato del governo Meloni dicendo che «colpisce che la funzione ispettiva sia richiamata, ormai quasi come un’opzione ordinaria, tutte le volte in cui il governo o il ministro della giustizia non condivide il contenuto di una specifica decisione giudiziale».

