Questo ultimo 25 Aprile è stato particolarmente amaro. La festa della Liberazione dal nazi-fascismo e la data di nascita della democrazia italiana è diventata un triste spettacolo di velleità revansciste dei fascisti, di identitarismi fanatici e demenziali della comunità ebraica di Milano e della parte peggiore della sinistra antagonista milanese, oltre che dei piagnistei ipocriti sulla presunta “intolleranza” dell’ANPI e dell’antifascismo, il più “autorevole” dei quali è stata la dichiarazione di Giorgia Meloni, secondo cui “abbiamo un problema”. Ma andiamo per ordine.

Un fascista in tuta mimetica su una motocicletta ha sparato con un fucile ad aria compressa alla manifestazione dell’ANPI di Roma ed ha ferito una coppia di manifestanti, mentre a Dongo si sono visti fascisti in camicia con le braccia tese nel saluto romano. Un episodio come quello di Roma non era mai successo, non il 25 aprile. Quanto ai fatti di Dongo, sorvoliamo sul “dettaglio” che quello che si è visto è illegale e forse le nostre forze dell’ordine, così solerti altrove, dovrebbero fare rispettare la legge anche in casi come questi. Consideriamo invece che fatti del genere, put non essendo nuovi purtroppo, allo stesso modo non erano mai avvenuti nella giornata del 25 aprile.

Abbiamo un problema? C’è forse qualcosa che non va nella nostra democrazia? Eccome, ma le radici di questo problema non vanno cercate nelle file dell’ANPI, quanto piuttosto in quelle dei Fratelli d’Italia, che hanno sezioni come quella di Parma, oggi commissariata, dove si ha ancora la cattiva abitudine di cantare inni del regime mussoliniano e soprattutto di fare rientrare dalla finestra tutto il ciarpame fascista che il 25 Aprile – e la Storia – avevano cacciato dalla porta.

I reduci della Brigata Ebraica a Milano sono stati insultati in una maniera indegna da sedicenti “comunisti” che hanno perduto completamente la bussola di qualsiasi senso coerente di orientamento politico.

Abbiamo un problema? Direi proprio di sì e forse anche più grave. E, poiché a Milano sono diversi anni che il triste rituale della contestazione “antagonista” alla Brigata Ebraica si ripete, bisogna proprio ribadire elementarmente, a questi “contestatori” per niente lucidi, che i crimini israeliani a Gaza, o anche la critica alla politica di Israele nel suo insieme, non c’entrano con la Brigata Ebraica, che storicamente è stata una unità militare appartenente all’Ottava Armata britannica composta da uomini valorosi che si sono battuti contro i nazi-fascisti ed hanno contribuito più che validamente alla Liberazione italiana. A questi sciagurati va inoltre ricordato che le tradizioni politiche dell’antifascismo italiano, quella anarchica, quella azionista, quella comunista o quella socialista, sono cose serie, di cui bisogna essere all’altezza. Ebbene, è del tutto evidente che essi non lo siano. Dire a degli ex combattenti ebrei “siete solo delle saponette mancate” non solo non ha niente a che vedere con queste tradizioni, soprattutto con quella comunista, ma è solo una oscenità nazi-fascista, che non solo non si deve dire, ma non si può nemmeno ascoltare.

Quella che probabilmente è stata la più grande rivoluzionaria di tutti i tempi, Rosa Luxemburg, peraltro Ebrea anche lei, in una lettera dal carcere di Wronke, il 26 gennaio 1917, invitava la sua amica Mathilda Wurm a non macerarsi “sulle speciali sofferenze ebraiche”. Ma perché? Beh, perché Rosa pensava alla “questione ebraica” nei termini in cui la pensarono i socialisti del suo tempo, come Jean Paul Sartre in tempi relativamente più recenti, cioè non come “valore”, ma come pretesto religioso per mascherare la cultura di egemonia politica della borghesia, come il più torbido dei pretesti religiosi. Nella visione socialista di Rosa Luxemburg non esistevano popoli “eletti da Dio” o popoli “dannati” e non c’era, per usare le sue parole, “nessun angolino particolare per il ghetto”.

Tutto qui. Niente di meno, ma neanche niente di più. Nulla di comunista o di socialista può dunque essere attribuito alla deriva di imbarbarimento della quale hanno fatto squallida mostra gli agitati cialtroni milanesi.

D’altronde, sulla base di questa turpe aggressione verbale, la comunità ebraica di Milano ha lanciato contro l’ANPI la grottesca accusa di “fomentare l’antisemitismo” e l’ANPI ha risposto con la querela per diffamazione.

Abbiamo un problema? Eh, sì, perché evidentemente non solo i cialtroni hanno perso la testa, ma anche una parte della comunità ebraica italiana, la quale dovrebbe probabilmente rileggersi La distruzione degli Ebrei in Europa di Raul Hillberg e La banalità del male di Hannah Arendt prima di accreditare, come al solito, la comoda e rassicurante favola identitaria secondo cui l’Olocausto è memoria esclusivamente ebraica. In ogni caso qualificare i combattenti della Brigata Ebraica come “seimila sionisti”, come si è visto su alcuni cartelli di Milano, è un insulto alla verità storica. E su questo aspettiamo il prossimo fesso che ci spieghi che anche questo sarebbe antisemitismo.

In questa occasione chi ha dimostrato di avere una visione lucida che non fa sconti a nessuno è stata Edith Bruck, scrittrice e poetessa ebrea, sopravvissuta ai campi di Auschwitz, Dachau e Bergen-Belsen, la quale ha dichiarato che portare le bandiere israeliane in piazza il 25 aprile è stato «uno sbaglio, perché il 25 Aprile riguarda la liberazione dell’Italia dal fascismo. Che c’entrano Israele e la sua bandiera? Molti Ebrei italiani la vogliono portare dappertutto, ma non è corretto. Sfilino con la bandiera italiana quelli della Brigata Ebraica e ringrazino il cielo di essere stati liberati dal fascismo. Nella piazza del 25 Aprile doveva esserci posto solo per i simboli della Liberazione e dell’antifascismo. Invece, sia da una parte che dall’altra, ne hanno approfittato per portare alla ribalta questioni del tutto fuori luogo».

Personalmente non ho altro da aggiungere.

Abbiamo avuto, infine, la solita iattura, immancabile in casi come questi, delle lacrime di coccodrillo della stampa di destra, che si è commossa per il patetico vecchietto di Bologna, allontanato dalla manifestazione dell’ANPI perché in possesso di una bandiera ucraina ed ha montato il caso della presunta aggressione, da parte di Cambiare Rotta o Potere al Popolo, ad alcuni militanti radicali “più Europei” degli altri, che manifestavano per l’Ucraina e contro la Russia putiniana.

Se vi è stata una qualche forma di violenza, per ora non accertata, ovviamente va condannata per principio.

Ma, se i crimini di Gaza non c’entrano con i reduci della Brigata Ebraica e le bandiere di Israele non c’entrano con il 25 Aprile, che cosa c’entra la guerra tra Russia ed Ucraina con la Resistenza italiana all’occupazione tedesca ed al fascismo repubblichino?

Forse questo 25 Aprile oltre che amaro comincia ad essere troppo affollato.