Dopo anni in cui la parola “spopolamento” è diventata sinonimo di abbandono, declino e silenzio, la storia della piccola Lara riporta al centro del dibattito il destino delle aree interne italiane. Nata nove mesi fa a Pagliara dei Marsi, minuscolo borgo abruzzese con appena una ventina di abitanti, Lara è la prima bambina venuta al mondo nel paese dopo quasi trent’anni. Un evento che va oltre la cronaca locale e assume un valore simbolico nazionale.

Pagliara dei Marsi, come tanti altri borghi dell’Appennino e del Mezzogiorno, ha conosciuto negli anni un progressivo svuotamento: giovani costretti a partire, servizi ridotti, popolazione sempre più anziana. La nascita di una bambina, in un contesto simile, non è soltanto una gioia privata ma diventa un segnale collettivo, una piccola ma concreta inversione di tendenza.

La scelta dei genitori di Lara racconta molto delle trasformazioni in atto. La madre, originaria di Roma, ha deciso di lasciare la capitale per trasferirsi nel borgo abruzzese dove era nata sua madre, alla ricerca di una vita più lenta, essenziale e serena. Una decisione che rispecchia un fenomeno sempre più diffuso: l’allontanamento dalle grandi città non solo per motivi economici, ma per un bisogno profondo di equilibrio, qualità della vita e riconnessione con se stessi.

È una dinamica che riguarda da vicino anche la Calabria. Qui, come in Abruzzo, lo spopolamento delle aree interne rappresenta una delle emergenze più rilevanti. Interi paesi rischiano di scomparire, non solo fisicamente ma anche culturalmente. Quando un borgo si svuota, non si perdono soltanto abitanti: si disperdono tradizioni, memorie, saperi, identità costruite nel tempo. Senza persone non c’è comunità, e senza comunità non c’è futuro.

Negli ultimi anni, anche in Calabria si è tentato di contrastare questo processo attraverso politiche di incentivazione: bonus per i nuovi residenti, sostegni alle giovani famiglie, agevolazioni per chi decide di trasferirsi o restare. Misure necessarie, ma non sempre sufficienti. La storia di Lara dimostra infatti che il ripopolamento non è soltanto una questione economica o amministrativa: è anche, e forse soprattutto, una scelta esistenziale.

Molti calabresi, così come persone provenienti da altre regioni, scelgono i borghi dell’entroterra per ritrovare un contatto autentico con il tempo, con il paesaggio e con la propria interiorità. Cercano pace, relazioni umane più genuine, un senso di appartenenza che le grandi città spesso non riescono più a offrire. È lo stesso impulso che ha portato una giovane famiglia a scommettere su un piccolo paese dell’Abruzzo, trasformando una nascita in un messaggio di speranza.

La piccola Lara non risolve il problema dello spopolamento, ma lo illumina da una prospettiva diversa. Ricorda che ogni scelta individuale può avere un impatto collettivo e che la rinascita dei borghi passa anche dal coraggio di immaginare una vita diversa. Per la Calabria, come per molte altre regioni italiane, questa storia è un invito a ripensare il valore delle aree interne non come luoghi del passato, ma come possibili spazi di futuro.