Dunque: Ranucci ha subito un attentato. Poteva finire molto male. E forse questo, per alcuni, è stato un problema.

Così la vicenda Ranucci non si spegne e non si chiarisce, anzi continua a intorbidirsi. E, anziché dissipare i dubbi, i giorni che passano sembrano aggiungerne di nuovi.

L’attentato subito dal giornalista, le indagini ancora in corso, il presunto coinvolgimento dell’imprenditore Valter Lavitola come mandante, le polemiche politiche, la sospensione delle repliche estive di Report da parte della Rai e, da ultimo, la compatta solidarietà della redazione della trasmissione delineano un quadro che va ben oltre la cronaca giudiziaria.

Cominciamo dalla fine. I giornalisti di Report, quelli che da tanti anni lavorano a fianco di Ranucci, hanno ribadito all’unanimità il sostegno al proprio direttore e la volontà di continuare il lavoro d’inchiesta avviato negli anni. Una presa di posizione netta, che arriva dopo giorni di forte tensione. Soprattutto perché la Rai, anziché difendere uno dei suoi giornalisti di punta, ha sospeso le repliche estive della trasmissione. Ma perché? Considerando che si trattava di inchieste già trasmesse, quale senso ha bloccarne la riproposizione?

La redazione di Report parla di una decisione incomprensibile della Rai e teme che la sospensione delle repliche possa rappresentare il primo passo verso un ridimensionamento della trasmissione. Il punto centrale, però, resta un altro: chi c’è dietro all’attentato? Qual era il vero obiettivo?

Un attentato dinamitardo, le indagini della Direzione distrettuale antimafia, i possibili moventi ancora da chiarire, mentre l’inchiesta procede nel massimo riserbo.

Davanti a una situazione simile ci si sarebbe aspettati una difesa senza esitazioni da parte del servizio pubblico. Invece è accaduto il contrario. Molti hanno interpretato la decisione della Rai come un mancato sostegno a uno dei suoi giornalisti più rappresentativi, che ha avuto il coraggio di portare alla luce vicende scomode e interessi opachi. E molto altro resta ancora da raccontare.

La Rai ha deciso di sospendere le repliche estive di Report, spiegando che la scelta è stata adottata «a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore» e in attesa che venga fatta piena luce sulla vicenda. Una motivazione che, tuttavia, non ha convinto né Ranucci né gran parte del mondo del giornalismo. Il conduttore ha parlato di «vergognose congetture» utilizzate come pretesto per delegittimare lui e il lavoro della redazione.

Da anni Report rappresenta una delle poche trasmissioni televisive italiane dedicate esclusivamente al giornalismo investigativo. Le sue inchieste hanno riguardato governi di ogni colore politico, grandi interessi economici, criminalità organizzata, poteri finanziari, apparati dello Stato e multinazionali. Un lavoro che inevitabilmente ha raccolto consenso tra il pubblico, ma anche ostilità, querele, campagne di delegittimazione e pressioni.

Per questo motivo molti osservatori vedono nella vicenda un elemento che va oltre la persona di Sigfrido Ranucci. Il timore è che si stia colpendo il simbolo stesso del giornalismo d’inchiesta televisivo italiano. Non esistono, allo stato, elementi che dimostrino un disegno coordinato contro il giornalista; sarebbe scorretto affermarlo. Esiste però un fatto oggettivo: mentre la magistratura è ancora impegnata ad accertare responsabilità e moventi, la trasmissione più esposta sul fronte delle inchieste è stata privata perfino delle repliche estive, una decisione che ha inevitabilmente alimentato interrogativi e polemiche.

Anche per questo c’è chi si chiede: e se, dopo la sospensione delle repliche estive, la Rai decidesse di fermare anche le nuove puntate previste per l’autunno? E se fosse questo il vero e inconfessabile obiettivo? Sono interrogativi ai quali, oggi, non è possibile dare una risposta, ma che continuano ad alimentare il dibattito.

Il rapporto tra Ranucci e la Rai non è mai stato semplice. Già negli ultimi anni il conduttore aveva denunciato ripetutamente difficoltà, isolamento e una crescente mancanza di sostegno da parte dell’azienda. La decisione di sospendere le repliche di Report, pur presentata come una misura cautelativa, è stata letta da molti come l’ennesimo segnale di un rapporto ormai logorato.

La solidarietà espressa dalla redazione assume quindi un significato particolare. Non è soltanto la difesa del proprio direttore, ma la rivendicazione di un metodo di lavoro fondato sull’autonomia, sul rigoroso controllo delle fonti e sull’inchiesta come funzione essenziale del servizio pubblico.

La vicenda Ranucci resta dunque aperta. I dubbi e gli interrogativi continuano ad aumentare. Nel frattempo resta una domanda che riguarda tutti: chi protegge chi fa informazione quando le sue inchieste disturbano i poteri forti? È un interrogativo che va oltre il destino di un giornalista e di una trasmissione. Riguarda la qualità della democrazia e il ruolo che il servizio pubblico intende realmente svolgere.