Alcuni degli attivisti avevano fatto tappa a Cetraro prima di partire alla volta di Gaza, carichi di aiuti e speranze. La capogruppo dei cinquestelle in Consiglio regionale: «Da tutto il Paese richieste di giustizia, grido che non si può ignorare»
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La Calabria, affacciata sul Mediterraneo, «conosce bene la legge del Mare». É da qui che prende forma la denuncia della capogruppo M5s in Consiglio regionale Elisa Scutellà, su quanto accaduto alla seconda missione di pace della Global Sumud Flotilla, partita con aiuti per Gaza e fermata lungo la rotta da Israele
Solo pochi giorni prima, un’imbarcazione aveva fatto tappa a Cetraro, lasciando intravedere un viaggio che univa «aiuti e speranza» diretti verso Gaza. A bordo, dice Scutellà, non c’erano soltanto beni materiali, «viveri e medicinali», ma anche «coraggio, personale qualificato e strumenti utili per ricostruire una comunità autonoma, non colonizzata, che può rialzarsi con le proprie forze».
«Quanto subito dall’equipaggio della seconda missione di pace della Global Sumud Flotilla – denuncia con forza la pentastellata calabrese – non ha nessuna logica o fondamento giuridico». L’accusa è diretta e circostanziata: «I volontari sono stati abbordati e arrestati da Israele in acque internazionali, vicino Creta, come se quella fosse zona loro». Una dinamica che, secondo Scutellà, solleva interrogativi sul rispetto delle norme che regolano la navigazione e le relazioni tra Stati.
Da qui la richiesta, formulata senza attenuazioni: «Vogliamo il rilascio immediato di tutto l’equipaggio illegalmente trattenuto e la fine dell’impunità per chi non rispetta il diritto internazionale».
«Chi intima alla flotilla di seguire i canali autorizzati – aggiunge – dovrebbe rendersi conto che questo significherebbe consegnare gli aiuti a chi da tre anni li blocca senza alcun criterio, creando fame e malattie da usare come arma di guerra».
Sul piano interno, lo sguardo si sposta sull’Italia, dove «le piazze hanno già capito». Le mobilitazioni recenti vengono interpretate come il segnale di «una sensibilità diffusa che non accetta più le dinamiche di forza e prevaricazione». Il rischio, dice ancora la consigliera regionale, è che questo sentimento venga ignorato: «Ignorare questo grido non è prudenza diplomatica, ma una colpevole sordità alle richieste di giustizia che attraversano il Paese».



