Nel confronto con Antonella Grippo, il leader dei pentastellati difende il procuratore di Napoli dalla personalizzazione eccessiva della copertina de L’Espresso, ribadendo che il procuratore resta concentrato sul suo lavoro quotidiano
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Nel vivace confronto televisivo di Perfidia (rivedi qui la puntata), il dibattito sulla riforma dell’ordinamento giudiziario si accende e prende forma attraverso voci autorevoli e posizioni ben delineate, restituendo al pubblico un quadro complesso ma nitido. Al centro della puntata, il ruolo della magistratura e il senso profondo di una riforma che divide, ma che obbliga tutti a prendere posizione.
Giuseppe Conte interviene “per le ragioni del NO”, in un dialogo serrato con Antonella Grippo, che non rinuncia a incalzarlo con intelligenza. Antonella sollecita Conte in merito alla copertina de L’Espresso, che ha esibito l’effige di Nicola Gratteri: «Non è che Gratteri le sta togliendo il copyright?».
Giuseppe Conte risponde: «Per natura non mi preoccupo affatto. Mi sembra una copertina troppo spinta. Stiamo facendo un torto a un procuratore che è in trincea ogni giorno da anni e che manifesta una preoccupazione».
Le sue parole si inseriscono in una riflessione più ampia, che attraversa anche il campo progressista. Antonella Grippo rivendica: «Anche all’interno della sinistra vi è un filone di pensiero che ritiene si possa fare di più, anche relativamente alle derive correntizie della giustizia. Le dirò di più: io sono tra questi. Io non penso che vada tutto bene. Il problema è che questo disegno di riforma è volto realmente a schiacciare la magistratura».
Il confronto si intensifica quando Antonella Grippo torna a sollecitare Conte, questa volta sulla possibilità che Nicola Gratteri possa scendere in campo politicamente. Antonella ribatte, incalzando ancora Conte su questo scenario.
Conte risponde: «Non posso interpretare Gratteri. Ma non possiamo contestargli l’autonomia di parola e la libertà e indipendenza che il procuratore ha esercitato fino a qui, nel rispetto della nostra Costituzione».
Sul fronte opposto, Pina Picerno, vicepresidente del Parlamento Europeo, prende la parola “per le ragioni del Sì”, distinguendosi per chiarezza e fermezza. La sua posizione si staglia con decisione, offrendo una lettura della riforma che punta a superare ambiguità e resistenze interne allo stesso campo politico di appartenenza.
Chiede Antonella: «In molti hanno evidenziato l’ipocrisia del PD: cosa è successo ai tuoi compagni di partito?».
Pina Picerno risponde: «La battaglia per la riforma delle carriere è sempre stata una battaglia di sinistra. Io penso che una riforma resti giusta anche se a proporla è un partito avversario politico».
«Questa riforma riguarda la possibilità di dare ai cittadini un giudice terzo e indipendente».
Prosegue la Picerno: «Questa riforma rende la magistratura ancora più libera e indipendente dalla politica e da certe incrostazioni correntizie. Ho visto emergere voci e volti di magistrate che hanno denunciato meccanismi correntizi muti e che, a causa di questi meccanismi, non trovano spazio».
Anche sulla copertina de L’Espresso, la sua posizione resta coerente e misurata: «Non mi appartiene molto la corsa alla personalizzazione, soprattutto sulla questione del referendum. Mi interessa spiegare ai cittadini che non c’è nulla di pericoloso in questa riforma».
«Invito i cittadini a votare sì, perché questa non è una riforma di destra: è una riforma giusta. Un popolo progressista non può avere paura delle riforme che servono a questo Paese».
In questo contesto, il coraggio politico di Pina Picerno si impone con evidenza: la sua scelta di schierarsi, con argomentazioni puntuali e senza ambiguità, rappresenta un segnale forte in un panorama spesso attraversato da esitazioni.
Il confronto si sviluppa così lungo una linea di tensione alta, mettendo a fuoco due visioni differenti: da un lato le preoccupazioni di Conte sulla tutela dell’autonomia della magistratura, dall’altro la convinzione di Picerno che la riforma rappresenti un passaggio necessario per rafforzare indipendenza e credibilità del sistema.
A emergere, oltre alle divergenze, è soprattutto la qualità degli interventi e il valore di un dibattito che riesce a restare ancorato ai contenuti.
A rendere possibile un confronto di questo livello è anche il grande lavoro di Antonella Grippo, capace di costruire e dirigere una trasmissione così densa con intelligenza, ritmo e autentico spirito critico. Perfidia si conferma così non solo un programma televisivo, ma un vero spazio di pensiero, dove il confronto torna ad avere dignità e profondità.


