Non solo la situazione internazionale. Nelle comunicazioni della premier Giorgia Meloni alle Camere c'era molto di più, soprattutto relativamente al Mezzogiorno. Temi che, ovviamente, sono stati offuscati da referendum e guerra in Iran. A portarli alla luce ci ha pensato il senatore del Pd, Nicola Irto, in un video sui social. Il segretario regionale del Pd ricorda un passaggio dell'intervento del premier in cui questa dice che non esiste una questione meridionale o una questione settentrionale ma una questione nazionale. Subito dopo lancia l'idea di allargare a tutto il Paese la Zes, zona economica speciale. Per Irto questa è l'ulteriore dimostrazione di come il Governo «sia nemico del Sud».

La frase è certamente troppo forte, ma è un dato che la creazione della Zes unica ha prodotto due cose. La prima è una decisione del credito d'imposta per le imprese e la seconda è la riduzione della competitività della Calabria. Se una grande azienda può avere le stesse agevolazioni se investe a Bari, perché dovrebbe farlo a Gioia Tauro, Crotone o Corigliano Rossano?

Ad accentuare il problema, poi, c'è stato l'inserimento della Zes anche delle regioni Umbria (che non ha porti) e Marche. Visti i distretti industriali che ha, per esempio Ancona, sembra sempre più difficile che le grandi multinazionali decidano di investire in Calabria. Non è un caso che nel 2022 si era parlato molto della possibilità che Amazon aprisse un centro per la logistica proprio in Calabria. Il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, aveva avuto una serie di contatti e anche una lunga videochiamata con i vertici della multinazionale. Da allora però del progetto non si è più parlato. Del resto non si hanno nemmeno notizie di altre iniziative imprenditoriali simili dopo l'intricata vicenda della Baker Hughes.

Difficile convincere una multinazionale che conviene investire più in Calabria che altrove. Ora l'idea di allargare la zona Zes a tutto il Paese rende ancora meno competitiva la Calabria. Se dovessi concretizzarsi verrebbe meno, secondo il senatore Irto, proprio il concetto di fondo della Zes. «Per noi già la Zes unica era un non senso perché la Calabria ha le sue specificità e i suoi ritardi per cui bisognava differenziare i vantaggi per rendere la nostra regione competitiva . Allargarla a tutto il Paese significa annullare l'effetto di questa misura».

Ma per il Pd dietro questa decisione c'è un punto politico di fondo, strisciante che è il ritorno della questione settentrionale al centro del dibattito politico nazionale. Il riferimento non è solo alle parole della Meloni, ma soprattutto alla replica del capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo.

Nel finale del suo intervento, nel discutere sulle traiettorie future del Governo, Romeo ha detto che questo deve ripartire «dalle tre regioni che hanno votato Sì al referendum. È giusto investire nel Sud, cercare di annullare i divari - ha detto - però il nostro giudizio sarebbe bene ascoltare un po' di più il Nord, un Nord stanco da un apparato statale che frena lo sviluppo. Ritengo che ci sia una questione settentrionale più attuale che mai». Romeo ha poi concluso parlando di vecchi cavalli di battaglia della Lega come l'autonomia e la differenza salariale in base al costo della vita.

Insomma antichi concetti della Lega che sembrano riprendere vigore nel centrodestra dopo l'esito del referendum. In tanti, a partire dalla Lega, hanno fatto notare come nelle regioni del centro-sud, dove Meloni aveva vinto molto bene alle politiche, l'elettorato le ha voltato le spalle. Il governo di centrodestra che ha come vicepremier Matteo Salvini e tra gli azionisti la Lega, oltreché Forza Italia nel cui Dna la componente sociale e imprenditoriale del nord resta importante, soffre fin dall'inizio di una scarsa attenzione verso la parte più dinamica del Paese. Questo sarà un boomerang alle prossime elezioni. E forse, proprio per frenare questa tendenza che si è verificata un'accelerazione sull'autonomia differenziata con la firma delle pre intese in sanità che mette in discussione la tenuta complessiva del sistema sanitario nazionale e l'accesso ai fondamentali.

Un tema complesso quello di come coniugare l'attenzione verso la questione settentrionale e la gestione di un elettorale al Sud che si è mostrato fluido nel migliore dei casi, ingrato nel peggiore.