La maggioranza di Giorgia Meloni attraversa un momento di gravi difficoltà. La nuova Supermedia YouTrend/Agi conferma un evidente logoramento della coalizione, se non un vero crollo.

Il dato più allarmante non è solo il calo di Fratelli d’Italia sotto il 28%, una discesa che non accenna a fermarsi, ma il restringimento del vantaggio complessivo sul centrosinistra. Quest’ultimo, pur diviso su temi strategici e leadership, sta diventando competitivo. Se trovasse unità di intenti, programma comune e un leader condiviso, sarebbe a un passo dalla vittoria elettorale.

All’interno del centrodestra, la Lega crolla stabilmente sotto il 7%, segnando una crisi strutturale. Matteo Salvini appare un leader indebolito, con scarsa credibilità, incapace di ricompattare il partito. Sotto quel livello, il suo ruolo di segretario più longevo e artefice del peggior risultato storico, peserà come un macigno, specie se i sondaggi continueranno a scendere.
Schiacciato tra la leadership nazional-conservatrice di Meloni e la crescita sovranista di Roberto Vannacci, ex leghista candidato ed eletto alle europee e poi vice segretario nazionale del partito, Salvini rischia di finire politicamente proprio grazie al suo “figlio politico”.

Quattro fattori spiegano la flessione del centrodestra.

- L’usura del governo. Dopo tre anni di annunci entusiastici, l’esecutivo arranca tra salari bassi, rallentamento produttivo, crisi del ceto medio e tensioni sociali.

- Il flop del referendum sulla giustizia. Il grave errore del governo, con le uscite del ministro Nordio, è stato quello di aver politicizzato il confronto e danneggiato così tutta la coalizione. I sondaggi virano al ribasso proprio dopo la consultazione.

- La leadership della coalizione. Meloni resta dominante ma sempre più stanca, appannata dall’affondo trumpiano e dalla debolezza in Europa. La sua forza interna, però, schiaccia sempre gli alleati: Forza Italia stabile ma ferma (delusione dei Berlusconi per il mancato rinnovamento), Salvini consumato dalle ambiguità su guerra, Usa e Ue.

- Il “campo largo” del centrosinistra. Elly Schlein consolida l’asse con Conte (M5S) e Verdi-Sinistra: il 45,8% contro il 43,9% del centrodestra. Un sorpasso fragile, ma un segnale nuovo, a patto di un’alleanza sempre solida. O salta tutto.

Prudenza sui numeri: Pd e FdI distano ancora oltre cinque punti; il campo largo resta elettorale, non ancora nettamente politico. Il sistema italiano premia coalizioni compatte e il centrodestra è più strutturato. Ma infuria il dibattito su modifiche elettorali e premio di maggioranza, osteggiate dal centrosinistra.

La Meloni non è più inattaccabile. L’ultima fase della legislatura si annuncia durissima: il sistema politico italiano torna competitivo, rendendo il consenso mobile e incerto per tutti.