Nella trasmissione di Nicola Porro su Rete 4 il governatore calabrese e vice segretario nazionale di Forza Italia affronta i temi in auge nel dibattito pubblico, dalla legge elettorale all’immigrazione. Poi spazio al suo “modello” Calabria
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Più che un’intervista televisiva, una vera e propria ricognizione sui principali temi che attraversano oggi il dibattito pubblico italiano. Ospite della trasmissione “10 Minuti” condotta da Nicola Porro su Rete 4, Roberto Occhiuto ha affrontato in poco più di dieci minuti questioni che spaziano dalla nuova legge elettorale all’immigrazione, dal ruolo di Forza Italia all’interno del centrodestra al fenomeno Vannacci, dal Reddito di Merito al Ponte sullo Stretto, fino ad arrivare al risultato delle recenti consultazioni elettorali e all’esperienza amministrativa maturata in Calabria. Un intervento nel quale il presidente della Regione e vice segretario nazionale di Forza Italia ha provato a tenere insieme identità politica, azione di governo e prospettive future, restituendo l’immagine di una classe dirigente che rivendica la capacità di trasformare i risultati amministrativi in una proposta politica di respiro nazionale.
Tra i passaggi più significativi dell’intervista vi è certamente quello dedicato al generale Roberto Vannacci, figura che negli ultimi mesi ha conquistato una crescente centralità nel dibattito politico italiano. Occhiuto non sceglie la prudenza diplomatica e prende una posizione molto chiara, spiegando come il successo del generale sia legato alla capacità di intercettare un disagio sociale diffuso ma sostenendo, allo stesso tempo, che una cosa è raccogliere consenso e un’altra è governare un Paese complesso come l’Italia.
«Io non lo terrei. Vannacci è la novità della politica italiana, è normale che cresca, parla alla pancia, parla ai populisti, parla agli arrabbiati, mentre aumentano le bollette e ci sono molti arrabbiati e quindi è normale che cresca. Vannacci propone ricette semplicistiche per problemi complessi, andare a governare con Vannacci sarebbe complicato. Noi non ci candidiamo come centrodestra solo per vincere le elezioni, ci candidiamo per governare e io avrei difficoltà a pensare che il centrodestra possa governare con chi usa termini come quelli che Vannacci sta usando oggi quando dice che bisogna pensare solo alle cose endogene e solo agli autoctoni».
Da qui il ragionamento si allarga al tema dell’immigrazione, terreno sul quale il governatore calabrese prova a distinguere tra sicurezza, legalità e integrazione economica, respingendo sia l’approccio ideologico sia quello emergenziale.
«Attenzione: se Vannacci vuole che chi viene in Italia e delinque venga mandato via siamo tutti d’accordo; ma se Vannacci ritiene che in Italia possono stare solo quelli che hanno la pelle bianca e gli altri possono andare via, questa cosa è già stata fatta in passato e non mi pare sia andata proprio bene».
È nello stesso contesto che Occhiuto presenta una delle iniziative che la Regione Calabria sta sperimentando sul versante dell’immigrazione regolare, rivendicando una strategia che punta a selezionare competenze e professionalità utili al sistema produttivo. «Nella mia Regione sto aprendo dei centri per l’impiego in Tunisia perché io credo che la ricetta sia quella di mandare via quelli che vengono a delinquere, ma avere la possibilità di scegliere invece i migranti, come hanno fatto altri Paesi europei che hanno scelto i migliori e che hanno consegnato questi migranti al sistema produttivo dei loro Paesi facendo crescere le imprese dei loro Paesi».
Un altro capitolo centrale dell’intervista riguarda il Reddito di Merito, misura sulla quale Occhiuto insiste da tempo e che considera una delle innovazioni più importanti introdotte dalla sua amministrazione. Anche in questo caso il presidente della Regione rivendica una netta differenza rispetto al Reddito di Cittadinanza, sostenendo che il principio ispiratore non sia l’assistenza ma la valorizzazione del talento e dell’impegno.
«Il Reddito di Merito non ha nulla a che fare con il Reddito di Cittadinanza perché è legato al merito. Ho scoperto che la maggior parte dei giovani calabresi lasciava la Calabria quando si iscriveva nelle università del Nord e allora ho detto: perché non farli iscrivere nelle università della Calabria che oggi sono università di assoluta eccellenza?».
Da qui la descrizione concreta del meccanismo previsto dalla misura. «Io do 500 euro, come Regione, ad ogni giovane che si iscrive in un’università calabrese e mantiene la media del 27; se ha la media del 28 raggiunge 750 euro; se ha la media del 29 sono 1.000 euro al mese. Chi non fa gli esami non prende un euro. Ho dovuto anche litigare con la Commissione Europea perché volevano che mettessi l’Isee. Ho detto: no, il merito è il merito. Ho spiegato che questa è una misura che si somma alla borsa di studio. La borsa di studio la do a tutti quelli che hanno titolo ad averla perché hanno un reddito che consente di averla, ma quando si parla di merito il merito è sganciato dal reddito e dall’Isee».
Il confronto con Nicola Porro tocca inevitabilmente anche uno dei temi più discussi degli ultimi anni nel Mezzogiorno: il Ponte sullo Stretto. Lontano dalle contrapposizioni ideologiche che hanno accompagnato il dibattito per decenni, Occhiuto ne parla soprattutto come di un moltiplicatore di investimenti e di infrastrutture.
«Io l’ho già utilizzato per avere risorse per le strade calabresi. Le grandi infrastrutture sono attrattori di altre infrastrutture. Sul Ponte, a volte, ho sentito le stesse cose che quelli prima di me sentivano a proposito dell’autostrada. Quando facevano l’autostrada dicevano: fanno l’autostrada e poi mancano le strade. Poi siccome è stata fatta l’autostrada hanno fatto anche le strade. Io il Ponte l’ho già utilizzato perché grazie al Ponte ho avuto per la mia Regione 3 milioni e 800 mila euro per una strada che veniva chiamata la Strada della Morte e che adesso si sta rifacendo».
Sul piano politico nazionale, uno dei temi centrali rimane quello della nuova legge elettorale. Anche qui Occhiuto difende apertamente l’impianto che si sta discutendo all’interno della maggioranza, spiegando che l’obiettivo non è alterare la rappresentanza ma garantire governabilità.
«Se tu prendi il 41 per cento prendi i seggi che ti spettano, se prendi il 42,1 per cento invece hai un piccolo premio di maggioranza, non enorme, che ti permette di avere la sicurezza del Parlamento di governare. Questo è stato fatto perché la Corte Costituzionale dice che il premio di maggioranza deve essere congruo».
Ma soprattutto chiarisce quale sia, a suo giudizio, la funzione che una legge elettorale dovrebbe svolgere. «Io spero che facciano la legge elettorale, spero che la facciano presto perché spero che poi possiamo utilizzare il tempo che rimane fino alle elezioni per fare le cose che è necessario fare in questo Paese. Una legge elettorale che dia la possibilità agli elettori, il giorno dopo delle elezioni, di sapere con chi governerà il Paese per cinque anni, è una buona legge».
Alla domanda sulle possibili evoluzioni future degli equilibri parlamentari e sulle ricorrenti ipotesi di accordi trasversali, la risposta è altrettanto netta.
«Io sono del partito di Berlusconi che ha fondato il centrodestra, quindi io sono fra quelli che ritengono che Forza Italia debba stare nel centrodestra, sia che il centrodestra vinca, come ritengo, le elezioni, sia se non le vinca».
Successivamente il presidente della Regione si sofferma sull’azione del Governo Meloni, sostenendo che il problema principale non riguardi i risultati ottenuti ma la capacità di comunicarli efficacemente all’opinione pubblica.
«Alcune cose sono state fatte e il governo non riesce a comunicarle bene, forse deve cominciare a comunicarle meglio, perché questo governo, per esempio, ha aumentato l’occupazione e non lo dice quasi mai, ha ridotto gli sbarchi e non lo dice quasi mai, ha fatto 500 semplificazioni e non lo dice quasi mai e, evidentemente, se la gente non se ne accorge è perché c’è ancora molto margine per semplificare e sburocratizzare».
Da qui la denuncia di uno dei problemi che, secondo Occhiuto, continuano a frenare lo sviluppo del Paese. «Nella mia Regione, qualche mese fa, come in Sicilia, c’è stato il ciclone Harry. Lei sa quante autorizzazioni occorrono per fare in Italia un intervento per mitigare il rischio dell’erosione costiera? Diciotto. Diciotto autorizzazioni preventive. Si può governare un Paese così? È una normativa nazionale. Allora c’è tanto da fare per sburocratizzare questo Paese, come è stato fatto in altri ambiti, per rendere il Paese più produttivo e il sistema economico italiano più produttivo».
La chiusura dell’intervista è dedicata alla Calabria e ai risultati elettorali ottenuti dal centrodestra. Di fronte a chi mette a confronto il successo delle elezioni regionali e amministrative con il mancato raggiungimento del quorum referendario, Occhiuto invita a non confondere consultazioni che hanno natura e significato profondamente diversi.
«Sbagliano quelli che sovrappongono i voti di una campagna elettorale ad un altro tipo di elezione. Quando si vota per le Regioni e per i Comuni ci sono delle leadership che sono in gioco, ci sono dei consuntivi che si fanno, ci sono dei programmi che si annunciano agli elettori e gli elettori scelgono in ragione delle leadership, dei consuntivi e dei programmi. Il voto sul referendum evidentemente non aveva questo oggetto».
Una riflessione che conduce all’ultima rivendicazione politica del governatore. «Io, cinque mesi prima, mi sono ricandidato nella mia Regione e ho stravinto. Due mesi dopo il referendum ci sono state le elezioni amministrative e abbiamo stravinto sia a Reggio Calabria che a Crotone. Evidentemente in Calabria hanno votato leadership e consuntivi che gli elettori hanno apprezzato».
Ed è proprio da qui che prende forma la conclusione dell’intero ragionamento. «In Calabria abbiamo rifatto due aeroporti, stiamo facendo tre ospedali, abbiamo fatto riforme dell’idrico e dei rifiuti. Tutte queste cose, se si possono fare in una regione così complicata come la Calabria, si potranno fare anche nel Paese».
Più che una semplice rivendicazione amministrativa, la frase conclusiva appare come una vera dichiarazione politica. Per decenni la Calabria è stata evocata nel dibattito nazionale come il simbolo delle difficoltà italiane; Occhiuto prova invece a trasformarla nell’esempio opposto, utilizzandola come dimostrazione del fatto che perfino nei territori più complessi è possibile produrre risultati, costruire consenso e governare il cambiamento. È probabilmente questo, più della legge elettorale o delle polemiche politiche del momento, il messaggio che il governatore calabrese ha voluto consegnare al pubblico nazionale di Rete 4.

