Il ministro Piantedosi, al question time alla Camera, annuncia l'apertura di sei nuovi strutture fra cui una nella nostra regione. Il presidente Occhiuto dice che non si opporrà all'idea mentre l’ipotesi di formare manodopera in Africa per le nostre aziende sembra ferma al palo
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Case Nuove di Somma Lombardo (Varese), i profughi da Lampedusa accolti (in hotel) nel cuore della Lombardia. Circa 35 rifugiati di varie nazionalità, che risiedevano in Libia e sono scappati dalla guerra, rimarranno fino a un massimo di sessanta giorni all'hotel Cervo di Case Nuove in attesa di ottenere il permesso di soggiorno. Il loro arrivo, però, non ha mancato di sollevare qualche polemica. In foto gli immigrati davanti all'albergo mostrano le tessere telefoniche Telecom donate al loro arrivo, con la scritta "Welcome"
Da Cpi ai Cpr è stato un attimo. Il presidente della giunta regionale, Roberto Occhiuto, nel presentare le sue linee programmatiche durante il primo consiglio regionale di questa legislatura aveva lanciato l'idea di realizzare dei Cpi (centri per l'impiego) sulle coste di Tunisi per formare manodopera utile al sistema economico calabrese. Occhiuto puntava in particolare sull'edilizia sulla base di una richiesta proveniente direttamente dall'Ance. Un progetto quindi moderato e riformista, in linea con la cifra politica che il vicesegretario di Forza Italia vorrebbe imprimere al suo partito.
Un concetto che Occhiuto ha ribadito anche in alcune recenti interviste, ma da novembre ad oggi non si è mosso molto in questa direzione. Al contrario qualcosa sembra muoversi in un altro modello di gestione dell'immigrazione ovvero i centri per il rimpatrio. Mercoledì scorso rispondendo ad un question time alla Camera, il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, ha annunciato l'apertura di almeno altri sei nuovi di questi centri. Due in Trentino Alto Adige, uno in Calabria, uno in Campania, uno in Toscana e uno in Emilia Romagna.
La notizia dell'apertura di nuovi Cpr Ha subito generato le prime reazioni. La Toscana alza subito un muro: «L'annuncio del ministro Piantedosi sull'apertura di sei Cpr in Italia di cui uno in Toscana è grave e inaccettabile. La nostra regione – così ogni altra regione – non può diventare il luogo in cui il Governo scarica il fallimento delle proprie politiche migratorie, trasformando un tema complesso in propaganda securitaria». Lo dichiara Emiliano Fossi, segretario del Pd Toscana e deputato dem.
In effetti proprio sulla sicurezza ha spinto molto Piantedosi in aula. «La quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti nei Cpr italiani –il 90% –risulta denunciato per reati di droga, anche commessi in forma associativa. Di questi, circa il 30% ha anche precedenti per furti e rapina, il 25% per reati contro la persona, tra cui violenza sessuale anche su minori, il 33% per porto e detenzione di armi». Il Ministro ha poi continuato citando cifre sull'incremento del numero dei rimpatri da quando si è insediato l'attuale Governo.
Insomma una linea non proprio riformista né tanto meno moderata. Nelle scorse settimane il presidente della Regione, Roberto Occhiuto, era stato chiaro: «Se il governo vorrà aprire uno di questi Centri in Calabria, non mi opporrò. E mi auguro che anche nel resto del Paese nessuno si tiri indietro». Altre prese di posizioni politiche al momento non si registrano né da parte della maggioranza né dell'opposizione.
Come si concilia l'idea dei rimpatri con quella della formazione di chi scappa da guerre e carestie è difficile capirlo. Così come per il momento non si sa dove verrà aperto il centro in Calabria. In un primo tempo si pensava a Crotone dove già esistono centri di questo tipo, fra l'altro ad un tiro di scoppio dell'aeroporto Sant'Anna, in modo da riportare agevolmente e velocemente a casa loro i migranti irregolari. L'ipotesi però sembra perdere quota mentre il Governo ha chiesto alle Prefetture l'elenco delle caserme dismesse o delle aree industriali non utilizzate per individuare la zona più idonea.


