Il 2026 si profila come un anno particolarmente impegnativo per Roberto Occhiuto. C'è la Calabria da governare (e già non è affatto semplice) ma anche Forza Italia da conquistare.

Il presidente della giunta regionale ha rilasciato infatti un'intervista al magazine Panorama, da tempo nell'orbita della famiglia Berlusconi, in cui di fatto conferma la sua voglia di scalata al partito. Ovviamente lo fa con il suo linguaggio. Sul congresso, la posizione del vicesegretario calabrese degli azzurri è netta: «Non voglio rinchiudermi nel cortile delle polemiche interne. Continuerò ad animare e discutere confronti». Scende in campo anche lei?, chiede il giornalista «Non lo escludo, ma nemmeno lo do per certo. Credo di aver già dimostrato che il coraggio non mi difetta. Manca almeno un anno, comunque».

Insomma dietro il linguaggio post democristiano è chiaro che Occhiuto ha tutta l'intenzione di provarci. Anche perché c'è chi è pronto a dargli man forte. Come ad esempio Giorgio Mulè, uno che non sembra stimare molto Antonio Tajani.

Il vicepresidente della Camera ha rilasciato un'intervista al Foglio in cui dice di apprezzare il manifesto di Luca Zaia , pubblicato nei giorni scorsi dallo stesso giornale. «l manifesto dell'ex governatore leghista ha molti punti di contatto con l'agenda liberale del governatore della Calabria - ha detto Mulè - entrambi mettono l'accento sul bisogno di una maggiore semplificazione per le imprese e condizioni migliori per produrre, preferendo un approccio meno ideologico su molti temi. Uno fra tutti, i diritti civili». Mulè vede poi nella spinta liberale di Zaia e Occhiuto «un approdo naturale figlio di una classe dirigente che si fonda sui suoi successi amministrativi, e che ha ben governato proprio grazie all'apertura su una vasta serie di temi. Il centrodestra 2.0 è quello che fa tesoro di queste esperienze e le rilancia. Da Occhiuto a Zaia». Insomma un bell'endorsement.

Ma che Occhiuto sta pensando seriamente a lanciare la sua Opa a Forza Italia lo testimonia l'attivismo di queste ore del suo entourage che sta preparando nuovi appuntamenti di pillole liberali dopo quello del 17 gennaio a Palazzo Grazioli. Ancora le date non sono definite, i luoghi sì. Il primo, manco a dirlo, è Milano capitale morale del berlusconismo. Il secondo si terrà a Napoli, individuata come città simbolo di un Mezzogiorno che vuole scoprire un nuovo protagonismo nel panorama politico italiano.

Ovviamente la strada verso la segreteria non è affatto semplice. Bisogna vedere quali saranno le reazioni di Antonio Tajani; se, ad esempio, il segretario voterà al congresso oppure verrà come il 23 febbraio scorso a Roma. Nell'occasione Occhiuto, convinto di poter diventare vicesegretario vicario del partito, aveva portato nella Capitale le sue truppe cammellate pronte al voto. Un sogno che si è infranto di fronte al romanaccio braccio destro di Tajani, Paolo Barelli, 71 anni, capogruppo alla Camera, che ha interrotto ogni discussione: «Ao', Antonio è stato chiaro, nun se deve vota'». L'esito è stato la nomina di quattro vicesegretari, tutti sullo stesso piano.

Adesso c'è una seconda possibilità. Più concreta vista l'insoddisfazione della famiglia Berlusconi per un partito che sembra messo nell'angolo da FdI. Non a caso lo stesso Occhiuto su Panorama ragiona: «Abbiamo 250mila iscritti, più o meno gli stessi di Fratelli d'Italia, che però ha quasi il quadruplo dei nostri voti». Esattamente quello che pensano i fratelli Berlusconi.

Il punto è capire cosa pensino i colonnelli di Occhiuto in Calabria, soprattutto gli uomini forti di Forza Italia l'assessore Gianluca Gallo e il coordinatore regionale, il deputato di Forza Italia Francesco Cannizzaro . Entrambi, da tempo, sono vicini a Tajani. Ma soprattutto devono affrontare i mal di pancia dei loro uomini in Regione.

È chiaro che per tentare la scalata Occhiuto potrebbe essere tentato di lasciare Catanzaro per Roma per ricoprire qualche ruolo di Governo o per tornare a fare il parlamentare. L'attivismo nazionale del Presidente aumenta i timori nel centrodestra locale di una fine anticipata della legislatura. E se le elezioni portano con loro sempre una certa dose di incertezza. Anche gli alleati non sono contentissimi di questa situazione.

Se aveva altre mire - dicono - che si è ricandidato a fare? Governare la Calabria è complicato, difficile permettersi altre distrazioni. Insomma il paradosso è che alla fine nella sua difficile ambizione Occhiuto potrebbe avere più alleati altrove che non in Calabria.

Anche perché in questa vicenda a rimetterci sarebbero tutti i calabresi. Eventualmente vada in porto la sua candidatura in Parlamento, ancora una volta a pagare sarebbero i calabresi, con un probabile secondo scioglimento consecutivo del consiglio regionale dopo quello di quest'estate che ha fermato l'attività per diversi mesi.  A tutt'oggi, infatti, l'aula si è occupata più che altro di incarichi e poltrone. E con esse anche i gravi problemi della Calabria che hanno bisogno di continuità amministrativa e politica.