“Due parole sul mio addio a Libero”. Così Mario Sechi ha intitolato il suo editoriale di saluto dopo l’uscita dal quotidiano Libero, controllato dalla famiglia Angelucci.

Un testo breve ma carico di riferimenti polemici, aperto da una riflessione sulla libertà di stampa e accompagnato dalla celebre citazione di George Orwell: “È il diritto di dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire”.

Sechi aggiunge poi un passaggio che molti leggono come un riferimento diretto all’editore: “La libertà di stampa riguarda anche l’editore a cui bisogna spesso rispondere con le cose che non vorrebbe sentirsi dire”.

«Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo»

Nel lungo saluto pubblicato sul quotidiano, Sechi evita accuse esplicite ma lascia trasparire tensioni profonde maturate negli ultimi mesi.

Scrive: “Parleranno i fatti. Come sempre”. E ancora: “La stampa ha un legame diretto con il buon funzionamento del capitalismo, ne costituisce il sistema nervoso, i giornali sono un filamento che accende le società competitive”.

Poi la riflessione sulla crisi dell’editoria: “I quotidiani vivono un periodo di profondissima crisi, molti chiuderanno e, forse, risorgeranno in altra forma”. Infine il passaggio più duro: “Libero mi ha dato tanto, ma si è preso troppo”.

I retroscena: pressioni e tensioni con gli editori

Dietro l’addio del direttore emergono diversi retroscena.

Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, Sechi avrebbe lamentato pressioni continue da parte degli editori, diventate particolarmente pesanti negli ultimi sei mesi.

Tra gli episodi citati ci sarebbero: tensioni sulla gestione editoriale; dinieghi sulle sostituzioni estive; contrasti interni sulla linea del giornale.

Fonti vicine agli Angelucci sostengono invece che Sechi sarebbe stato “sollevato dall’incarico nell’ambito delle decisioni editoriali del quotidiano”, anche a causa dei risultati ritenuti non soddisfacenti sul piano delle vendite.

Il giornalista, secondo le stesse ricostruzioni, sarebbe pronto a contestare il licenziamento in tribunale sostenendo che il calo delle copie riguarda l’intero settore editoriale e non può essere attribuito esclusivamente alla sua gestione.

Il caso Binaghi e l’investimento sfumato

Uno dei nodi più delicati della vicenda riguarderebbe Angelo Binaghi, presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel.

Secondo diversi retroscena giornalistici, gli Angelucci avrebbero puntato su un possibile investimento pubblicitario o societario legato al mondo del tennis.

Binaghi avrebbe però scelto di entrare come azionista di minoranza ne La Stampa, allontanandosi così dall’orbita di Libero.

Sempre secondo queste indiscrezioni, gli editori avrebbero attribuito la scelta anche all’“atteggiamento ostile” mostrato da Sechi nei confronti dell’investitore.

La linea editoriale e i rapporti con la politica

Secondo quanto riportato da Il Fatto Quotidiano, la linea editoriale di Libero sotto la direzione Sechi sarebbe stata giudicata troppo vicina a Giorgia Meloni e poco attenta agli equilibri interni della maggioranza, soprattutto nei confronti della Lega.

Il rapporto con gli editori si sarebbe ulteriormente deteriorato nelle ultime ore dopo la pubblicazione della discussa prima pagina sul “direttore da ammazzare” (Sechi è sotto scorta per le minacce di morte ricevute, ndr), interpretata dagli Angelucci come un tentativo estremo di difendere la propria posizione.

Secondo le ricostruzioni circolate negli ambienti editoriali, né Il GiornaleIl Tempo avrebbero dato spazio alla vicenda proprio su indicazione dell’editore.

La polemica sulla scorta: «Una sceneggiata»

Dal fronte Angelucci filtra anche irritazione per la gestione pubblica della vicenda legata alle misure di tutela ricevute dal giornalista.

Fonti vicine agli editori parlano apertamente di «una sceneggiata».

Secondo questa versione, le misure di protezione nei confronti dei direttori di giornale non rappresenterebbero un fatto eccezionale.

Il caso aveva però suscitato grande attenzione politica e istituzionale, con messaggi di solidarietà arrivati anche dal Quirinale.

Ora a rischio anche Senaldi

Le tensioni interne al gruppo editoriale potrebbero non fermarsi all’uscita di Sechi.

Secondo alcune indiscrezioni, anche la posizione del condirettore Pietro Senaldi sarebbe diventata più fragile.

Sempre secondo i retroscena pubblicati nelle ultime ore, gli Angelucci avrebbero valutato in passato l’ipotesi di separarsi anche da lui, salvo poi rinunciare per motivi economici e contrattuali.

Intanto il caso Sechi continua ad agitare il mondo dell’editoria italiana, trasformandosi in uno scontro che intreccia politica, assetti societari, investimenti e libertà di stampa.