Il vicepresidente del Consiglio regionale critica la strategia comunicativa del centrosinistra e il “mutismo selettivo” del senatore e segretario del Partito Democratico in Calabria: «Se un sondaggio non piace a loro, allora è per forza pilotato»
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Il vice presidente del Consiglio regionale della Calabria, Pierluigi Caputo, non ha usato mezzi termini per commentare le ultime esternazioni del Partito democratico calabrese in merito alla gestione dei sondaggi elettorali.
“Il Partito democratico si vergogna talmente tanto delle proprie ridicole dichiarazioni, che non trova neanche un poveretto disposto a firmarle”, ha dichiarato Caputo, sottolineando come il partito stia cercando di evitare responsabilità e visibilità sulle note ufficiali. “Fino a qualche settimana fa le note erano sottoscritte dal ‘Pd guidato da Irto’. Adesso, che il senatore dem è riuscito ad imboscarsi talmente bene da scampare il pericolo candidatura alla presidenza della Regione - siamo passati da tre esternazioni al giorno al vuoto cosmico, causa terrore elettorale – abbiamo l’anonimato”, ha aggiunto.
Secondo Caputo, lo stile dei dem non sarebbe cambiato: “Solo insulti, fango e zero argomentazioni. Un sondaggio non piace alla sinistra? Allora deve essere per forza falso e pilotato, ed ecco giù accuse e falsità di ogni tipo”.
Il vicepresidente ha poi richiamato l’attenzione sul silenzio del Pd su questioni più rilevanti, come la candidatura della filosofa Donatella Di Cesare, pronta a sostenere Tridico. “Nota per le sue tesi filoputiniane e per l’esaltazione delle Brigate Rosse, il Pd tace su questo”, ha evidenziato Caputo, parlando di un “mutismo selettivo” del partito e della sua guida, Irto.
“Ah, questo Irto affetto da mutismo selettivo. Ah, questi democratici a giorni alterni”, ha concluso Caputo, lanciando un duro monito sull’attuale strategia comunicativa del partito.