Alla manifestazione che ogni mese si organizza davanti all’ospedale Jazzolino erano presenti rappresentanti di Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria e Locri. Obiettivo del nuovo coordinamento regionale: difendere il diritto alla salute e chiedere il superamento delle criticità
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Da anni presidiano l’ospedale di Vibo Valentia l’ultimo sabato di ogni mese per denunciare le carenze della sanità calabrese. È già questa ciclicità spiega più di tante parole quanto il problema sia antico e sentito. Questa volta, però, accanto alle attivisti del comitato Città Attiva c’erano rappresentanti provenienti da diverse province della regione. Una presenza che ha segnato la nascita ufficiale di un nuovo coordinamento regionale dal nome emblematico: “Sulla nostra pelle”.
«Abbiamo coinvolto altri territori della Calabria», ha spiegato Francesca Guzzo di Città Attiva. «Ci siamo allargati sotto un altro nome, ma stiamo portando avanti la stessa battaglia. Purtroppo i problemi della sanità non riguardano solo Vibo Valentia ma tutta la regione».

Una mobilitazione che continua nonostante la scarsa partecipazione dei cittadini. «Le persone probabilmente sono stanche e hanno perso la speranza – ha aggiunto Guzzo – ma il fatto di aver trovato altre realtà che combattono la nostra stessa battaglia ci dà fiducia. Significa che non siamo soli».
L'obiettivo, ha sottolineato l'esponente di Città Attiva, resta quello di ottenere il riconoscimento di diritti già previsti dalla Costituzione. «Non chiediamo nulla di più di ciò che ci spetta. Chiediamo che venga garantito il diritto alla salute».
A spiegare finalità e struttura del nuovo organismo è stato poi Eugenio Occhiuto, tra i promotori del coordinamento regionale.
«Sulla nostra pelle nasce per occuparsi specificamente del diritto alla salute dei calabresi. I comitati territoriali continuano a seguire le singole vertenze locali, mentre noi vogliamo affrontare le questioni che incidono direttamente sulla possibilità per i cittadini di accedere alle cure».
Secondo il coordinamento, tra le principali criticità vi sarebbero il sottofinanziamento della sanità calabrese e gli effetti del piano di rientro.
«Ci battiamo affinché vengano rimosse quelle condizioni che continuano a penalizzare il sistema sanitario regionale e i cittadini che ne usufruiscono», ha affermato.
Al presidio anche numerose testimonianze dirette. Tra queste il figlio di Francesca Barbieri, la donna di Pizzo che nei mesi scorsi aveva denunciato le difficoltà incontrate per ottenere un posto in una struttura riabilitativa adeguata alle proprie condizioni. Nei giorni scorsi si è fatta avanti una clinica privata di San Vito sullo Ionio, ma l’insorgere di complicazioni ha portato al trasferimento della donna in una struttura ospedaliera di Catanzaro.
Presente anche Katia Coloca, da tempo impegnata nel sostegno ai malati oncologici costretti a lasciare la Calabria per curarsi, fenomeno che continua a interessare migliaia di pazienti ogni anno.
Tra i temi affrontati durante la manifestazione anche la situazione della salute mentale nel Vibonese. In uno dei tanti striscioni la richiesta di riaprire il reparto di Psichiatria dell’ospedale di Vibo Valentia.
Dal Cosentino è intervenuta infine Maria Rosaria De Rito, che ha ribadito la necessità di garantire ai cittadini calabresi gli stessi diritti riconosciuti nel resto del Paese. «Chiediamo che il diritto alla salute venga effettivamente garantito anche in Calabria e che si affrontino le cause che continuano a produrre disuguaglianze nell’accesso alle cure».
Con la nascita di “Sulla nostra pelle” i comitati intendono ora rafforzare il coordinamento tra i diversi territori e ampliare la mobilitazione regionale.



