«Non ho conosciuto Lilia Gaeta, anche se ho ascoltato tante bellissime testimonianze di chi invece l'ha conosciuta. Così colgo questa occasione in cui accanto alla memoria si richiama l'impegno per rivolgere un appello alla società civile, alle associazioni e ai rappresentanti di organi di vario ordine e grado qui presenti affinché, in prima persona si attivino per una maggiore consapevolezza e adesione allo screening ». La direttrice generale dell'Asp di Reggio Calabria, Lucia di Furia, presente alla cerimonia del premio Lilia Gaeta 2026 a palazzo Campanella , ha lanciato un accorato appello , illustrando anche i risultati delle attività messe in campo con lo screening della mammella, della cervice e del colon retto.

«Eravamo indietro ma stiamo recuperando. Noi siamo impegnati ma occorre che la società civile sia consapevole e partecipe solo così potremo fare ancora meglio. Sul fronte dello screening della mammella siamo arrivati a raggiungere la popolazione target, circa 38mila donne, il 40%. Un gran successo perché prima lo screening della mammella non era stato attivato e quindi siamo fieri di quanto fatto nel 2025 e anche in questo 2026 ovviamente siamo alla rincorsa per migliorare», ha spiegato direttrice Lucia Di Furia.

Risultati incoraggianti che indicano che la strada intrapresa dall’Asp reggina è giusta e da proseguire. Risultati di segno positivo che non sono gli unici.

«In corso anche lo screening della cervice. Siamo partiti anche con il test per Hpv (Papillomavirus) che è l'unico tumore di cui conosciamo perfettamente la causa, quindi unitamente al vaccino anche questo test è essenziale per la prevenzione. Anche qui abbiamo superato il 33%, dunque la popolazione target annuale, recuperando pure chi era rimasto indietro», ha rimarcato ancora la direttrice Lucia Di Furia. 

Il trend va mantenuto e incrementato dove invece occorre intervenire in maniera più incisiva è lo screening del tumore del colon retto.

Poca partecipazione per lo screening del Colon retto 

«Note dolenti, nonostante tutta la nostra disponibilità, relativamente al tumore del colon retto. I nostri cittadini non hanno capito l'importanza di questo esame banale ma in grado di salvare vite umane. Basta portare le feci alle farmacie, ai medici di medicina generale delle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft). Un piccolissimo gesto della cittadinanza per un nostro modello di lavoro capace di individuare precocemente le neoplasie, anche togliendo dei piccoli polipi che non sfoceranno mai in neoplasie».

Dalla prevenzione alla palliazione

«Noi ci siamo – ha proseguito la direttrice generale dell’asp reggina, Lucia Di Furia – e stiamo lavorando perché quando si parla di neoplasie, la parte pubblica ha il dovere di mettere in campo tutte le risposte necessarie dalla prevenzione alla palliazione.

E infatti siamo impegnati anche sul fronte delle cure palliative. Per alleviare condizioni di solitudine e difficoltà nel reggere il carico di una patologia così importante, avremo psico-oncologi a supporto dei nostri pazienti. Abbiamo incrementato tantissimo le attività in questo settore. I nostri due centri fondamentali a Melito Porto salvo e a Locri, che ha ripreso smalto e vigore, si sono potuti avvalere di un nucleo di professionisti ad hoc. Risultati importanti con tanti pazienti che sicuramente non hanno più bisogno di emigrare per fare la chemioterapia. Abbiamo aperto anche l'ambulatorio a Polistena dove a breve speriamo di poter aprire anche il day hospital.

Per la palliazione abbiamo assunto professionalità aggiuntive, infermieri, medici, psicologi, fisioterapisti. Ci aspettiamo di continuare in questo percorso di crescita e di poter dare quelle risposte che per molto tempo ai nostri cittadini non abbiamo dato».

L’appello finale 

«Tuttavia, il nostro impegno può poco senza il contributo decisivo della società civile. Da qui il mio appello a partecipare agli screening. Non abbiate timore perché è un'indagine banale che però può cambiare la storia di un’eventuale possibile neoplasia sulla quale bisogna intervenire presto.

La prevenzione paga 30 volte, non due volte o tre volte. Prevenire è veramente molto importante. soprattutto in termini di qualità di vita di chi si ammala. Non ci interessa la parte economica che pure c’è perchè prevenire comporta anche un risparmio economico. Ma per noi conta spiegare che l’attività di screening può salvare vite», ha concluso la direttrice generale dell’asp reggina, Lucia Di Furia.